Val Belluna: sapori e bellezza vista Dolomiti

All'ombra di alcune delle vette più belle della catena alpina, storia e gusto si intrecciano in un viaggio dalle suggestioni irresistibili
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Una veduta panoramica della Val Belluna


Pubblicato il 09/12/2015
Ultima modifica il 09/12/2015 alle ore 11:50

All'ombra delle Dolomiti Bellunesi la tradizione gastronomica è un trionfo di sapori ed i paesaggi sono sorprendenti. Tra la Conca Feltrina e la Val Belluna ogni itinerario alla scoperta del territorio, della sua storia e delle sue usanze più affascinanti e gustose è un piacere per gli occhi oltre che una gioia per il palato.

IL TERRITORIO Che si desideri gustare un succulento piatto di polenta o che si desideri scoprire i frutti genuini di un territorio dalle mille risorse, la Val Belluna e i suoi dintorni sono una destinazione in grado di soddisfare i palati dei viaggiatori più esigenti. Ma non bisogna necessariamente essere appassionati turismo gastronomico per apprezzare le attrattive che questa splendida valle delle Dolomiti Bellunesi mette a disposizione dei propri visitatori. Racchiuso tra alcune delle più belle montagne della catena alpina, il territorio che si estende tra il Feltrino e la Val Belluna regala sapori unici come quelli della polenta preparata con farine di mais speciali, in particolare quella ricavata dal caratteristico Mais Sponcio, o come quello degli ottimi legumi che rendono ogni ricetta un trionfo di gusto e genuinità. Prima di tutto, però, questa terra regala paesaggi unici che hanno fatto da sfondo ad una storia lunga e ricca di fascino che sprigiona da ogni località.

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A cominciare da quelle della Conca Feltrina. Qui l'uomo a cominciato a lasciare tracce della propria presenza sin dalla Preistoria, come dimostra l'antica sepoltura di Val Rosna. Ripercorrendo il susseguirsi delle epoche e delle civiltà che hanno popolato questi splendidi territori, si rimane incantati dalle innumerevoli testimonianze giunte sino ai giorni nostri. Da non perdere la Via Claudia Augusta Altinate, di epoca romana, con il suo bel ponte a Lamon, le numerose ed eleganti ville venete che punteggiano tutta la Conca Feltrina o, ancora, lo stesso centro storico di Feltre che, in un grazioso intreccio di vie e piazze, regala uno splendido colpo d'occhio dinanzi alla cattedrale e al suo sagrato. La località è, inoltre, un ottimo punto di partenza per dedicarsi ad escursioni in mezzo alla natura, come quelle alla volta della Val Canzoi o del Lago di Busche, o alla scoperta delle pittoresche contrade circostanti, come Cesiomaggiore un trionfo di chiese e ville padronali, oltre che sede del Museo Etnografico della Provoncia di Belluno e del Museo Storico della Bicicletta “Antonio Bevilacqua”.

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Proseguendo per la Val Belluna, San Gregorio nelle Alpi conquista con la bella chiesa di San Gregorio Papa, con il particolare museo delle zòche (i ceppi che rimangono a seguito del taglio degli alberi) e con i numerosi percorsi naturalistici che collegano le varie frazioni del comune. Da non perdere il Percorso della Salute, lungo il quale sono state allestite attrezzature sportive per fare movimento con tutta la famiglia, o il Viale delle Lanterne Spente, un percorso di riflessione dedicato alla memoria dei minatori che hanno perso la vita sul lavoro. Proprio a metà strada tra Feltre e Belluno, infine, vale la pena soffermarsi anche a Santa Giustina che, oltre alla bella chiesa di S. Mauro e a quella Arcipretale, offre l'opportunità di dedicarsi ad interessanti itinerari tematici come il Cammino delle Dolomiti e ad affascinanti escursioni come quelle dedicate alle Ville nel Paesaggio Prealpino e alla Pittura del Cinquecento.

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L'INGREDIENTE Considerato, in un certo senso, il fagiolo dei ricchi, il Gialèt è un legume storico della Val Belluna il cui seme viene tramandato nelle famiglie di agricoltori da ormai oltre un secolo. Noto anche come fasol biso o solferino, il gialèt, dalla forma tondeggiante e dal caratteristico colore giallo intenso con sfumature verdoline, può essere a tutti gli effetti definito una varietà in via di estinzione a causa del numero esiguo di produttori, oggi riuniti in un Consorzio, che perpetuano la tradizione legata alla loro coltivazione, promuovendo le tecniche dell'agricoltura biologica. Grazie, però, al loro impegno e all'attenzione che la Fondazione Slow Food ha rivolto al gustoso fagiolo, suo Presidio, la produzione, che attualmente si attesta attorno ai 20 quintali annui, sta lentamente aumentando lasciando presagire una riscoperta del buon legume della Val Belluna. Sarebbe, d'altronde, un vero peccato perdere il pregiato fagiolo bellunese che a lungo ha arricchito le tavole più illustri. A differenza, infatti, di altri fagioli, che contribuivano al sostentamento delle famiglie più povere, il gialèt era destinato ad un mercato più altolocato. Veniva venduto al padrone, ai ceti più agiati oppure ai mercanti, come quelli padovani, che lo rivendevano a loro volta agli acquirenti più prestigiosi, arrivando fino in Vaticano. E non c'è da meravigliarsene perchè questo legume vanta caratteristiche estremamente raffinate. Prima su tutte, un sapore delicatissimo che si accompagna ad una consistenza estremamente tenera, ad un'elevata digeribilità e ad una buccia sottilissima che, con la cottura, diventa pressochè impercettibile.

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LA RICETTA Non trattandosi di una fagiolo destinato all'autoconsumo, la tradizione contadina non ha tramandato particolari ricette legate al gialèt. Le sue peculiarità lo rendono, però, un legume particolarmente adatto ad essere impiegato come ingrediente per la preparazione delle minestre d'orzo o ad essere consumato da solo, semplicemente lessato e condito con un filo d'olio e un poco di cipolla, purchè si usi l'accortezza di lasciarlo ammollo per 12 ore e di cuocerlo per almeno 40 minuti, al termine dei quali triplica le proprie dimensioni e perde il colore.

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IL SEGRETO Da molti la Val Belluna viene considerata la culla dei fagioli italiani. L'umanista e teologo bellunese Giovanni Pierio Valeriani, di ritorno dalla corte papale dove aveva condotto i propri studi, riportò, infatti, con sé alcuni fagioli provenienti dall'America Latina ricevuti in dono da Papa Clemente VII che lo aveva pregato di diffonderne la coltivazione. Fu così che il prezioso legume divenne ben presto una risorsa importantissima per la sopravvivenza delle famiglie più povere che potevano fronteggiare i periodi di carestia e limitare la diffusione della pellagra, una delle malattie più frequenti tra i contadini.
 

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