Assedio a Melbourne L’Isis rivendica “È un nostro soldato”

REUTERS


Pubblicato il 06/06/2017
Ultima modifica il 14/06/2017 alle ore 02:31
MelbouRne

Due morti e tre agenti feriti in una presa d’ostaggi a Melbourne. Il killer, rimasto ucciso nella sparatoria con la polizia, avrebbe chiamato una tv locale mentre teneva in ostaggio la donna in un appartamento nel distretto di Brighton, affermando di agire «in nome di Al Qaeda e dell’Isis». L’altro ucciso è un inquilino.  

 

Secondo il Site, i network jihadisti hanno subito festeggiato la notizia e in tarda serata l’Isis ha rivendicato l’attacco. Lo scrive sempre il Site citando l’Amaq, l’agenzia dei jihadisti, secondo la quale il killer, «È uno dei nostri soldati».  

 

La polizia australiana ha confermato che la donna trattenuta contro la sua volontà per circa due ore è stata liberata ed è sana e salva anche se sotto choc. Informazioni sull’identità dell’uomo e sulle motivazioni del suo gesto saranno rivelate, precisano i media, «quando opportuno». Secondo le prime indiscrezioni il killer era già noto alle forze dell’anti-terrorismo ma era attualmente in libertà vigilata, perché non considerato pericoloso. L’uomo era nel mirino delle autorità già dal 2009, quando venne sentito in merito allo sventato attacco alla caserma di Holsworthy Army di Sydney. Allora venne considerato una «figura di secondo piano». Gli altri membri del gruppo furono invece condannati a lunghe pene detentive. Due di loro erano somali addestrati da Al Shabaab, il terzo un libanese.  

 

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