Kenya, violenze e sangue dopo le elezioni. “Cento morti negli scontri con la polizia”

Odinga non riconosce la vittoria di Kenyatta: «Brogli». Nelle strade esplode la protesta. In uno slum di Nairobi gli agenti uccidono una bimba di 9 anni. L’incubo di scontri etnici
AP

Paura nelle baraccopoli. I quartieri più poveri, roccaforti dell’opposizione, sono stati l’epicentro delle proteste. In alcune zone i negozi dei sostenitori di Kenyatta sono stati dati alle fiamme


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 02:30
città del capo

La tensione è alta nelle strade degli slum di Nairobi e in alcune città delle regioni sud-occidentali del Kenya. Subito dopo la proclamazione della vittoria di Uhuru Kenyatta da parte della Commissione elettorale sono scoppiate le proteste dei sostenitori dello sfidante Raila Odinga, che ha accusato il partito di governo di brogli: «Hanno manipolato il sistema elettronico del voto». Le prime ricostruzioni provenienti dall’opposizione parlano di 100 morti, risultato degli scontri con le forze dell’ordine, accusate dalla popolazione di usare proiettili e non colpi a salve per allontanare i manifestanti. La Commissione governativa per i diritti umani parla, invece, di 17 vittime.  

 

Mathare, una delle aree più povere alla periferia di Nairobi, e roccaforte dell’opposizione, è uno degli epicentri delle proteste. Dieci le vittime, tra cui Stephanie Moraa, una bambina di 10 anni, colpita da un proiettile al petto mentre stava giocando con altri bimbi sul balcone di casa. «Abbiamo sentito diversi spari, il muro della nostra abitazione è tutto crivellato, poi all’improvviso Stephanie è caduta a terra senza sensi, cosa c’entra lei con le proteste?», chiede disperata la zia Jane Missori. Le dinamiche sono ancora oscure, ma il ministro degli Interni, Fred Matiangi, ha negato di aver ordinato alla polizia di usare munizioni, «salvo casi estremi», e sostiene che le violenze in corso sono opera di «gang criminali» e non oppositori politici.  

 

Nello slum di Mathare numerosi negozi appartenenti a sostenitori del vincitore Kenyatta sono stati incendiati e sono state costruite barricate per evitare l’ingresso alla polizia. Scontri anche nella baraccopoli di Kibra, dove le forze di sicurezza hanno vietato l’accesso ai giornalisti. Nel sud-ovest del Paese, a Kisumu, dove la maggioranza della popolazione è di etnia Luo, la stessa dello sfidante Odinga, sono due le vittime verificate, che si aggiungono ai due morti di alcuni giorni fa. «In ogni elezione si verificano scontri etnici e noi Luos perdiamo sempre», si lamenta Eric Otineo parlando con l’Afp.  

 

Sono numerosi i feriti ricoverati dopo gli scontri con la polizia. «Stavamo fuori dalla nostra casa e dietro di noi c’erano alcuni manifestanti, ma noi non ne facevamo parte, non so perché la polizia abbia sparato a mio fratello», racconta Truphena Achieng all’Afp fuori dalla clinica di Kisumu. Nelle zone periferiche della città ci sarebbe stata una vera e propria caccia all’uomo da parte delle forze dell’ordine. «Era dopo mezzanotte, mio fratello stava dormendo, all’improvviso sono entrati in casa e lo hanno trascinato fuori, poi mia sorella ha iniziato a urlare chiedendo alla polizia perché lo stavano picchiando», raccontato Moses Oduor alla Reuters.  

 

Rispetto ai 1200 morti e ai 600 mila sfollati dopo le presidenziali di dieci anni fa, al momento i numeri e le proteste sembrano ridotte e sotto controllo, ma al contrario del presidente Kenyatta c he ha teso la mano allo sfidante proponendo «una cooperazione amichevole», lo sconfitto Odinga non si è ancora pronunciato. Anzi James Orengo, uno dei principali esponenti dell’opposizione, ha parlato di «buffonata» e «mancato rispetto dei diritti politici».  

 

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