Baghdad ordina la sospensione del referendum in Kurdistan

Crescono tensioni e minacce dai vicini, la Turchia invia truppe e tank al confine

Manovre militari turche al confine con il Kurdistan iracheno


Pubblicato il 18/09/2017
Ultima modifica il 19/09/2017 alle ore 07:29

La Corte suprema federale irachena ha ordinato in modo formale al Kurdistan di sospendere il voto per il referendum previsto lunedì 25 settembre. La decisione è stata comunicata dal primo ministro Haider al-Abadi. Il premier aveva già avvertito due giorni fa che il governo centrale era “pronto a intervenire” se ci fossero stati scontri a causa del voto. Le maggiori tensioni sono in questo momento a Kirkuk, città con popolazione mista, dove i curdi sono minoranza ma che è stata inclusa nelle province che parteciperanno al voto. 

 

Il monito dell’Onu  

Il passo deciso dal presidente Massoud Barzani però preoccupa anche l’Onu, gli Stati Uniti e l’Europa. Il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto ai curdi di fermarsi, così come Washington e Bruxelles. Il timore è che l’indipendenza possa creare tensioni incontrollabili non solo con il governo centrale iracheno ma anche con i Paesi vicini e che possa innescare richieste di secessione a catena. L’Iran ha annunciato che chiuderà le frontiere nel caso nasca il nuovo Stato indipendente. Il suo maggiore alleato a Baghdad, l’ex premier Nouri al-Maliki, ha avvertito minaccioso che l’Iraq “non permetterà la nascita di un nuovo Israele in Medio Oriente”, cioè uno Stato alleato dell’Occidente e nemico dell’Iran. 

 

L’avvertimento di Ankara  

L’Iran ha nel suo territorio un grossa minoranza curda, circa cinque milioni di persone, ma è la Turchia la più preoccupata dalla marcia verso l’indipendenza di un pezzo del “Grande Kurdistan”. I curdi sul territorio turco sono secondo alcune stime 20 milioni, circa un quarto della popolazione. La mossa di Erbil potrebbe innescare rivendicazioni ancora più nette da parte dei curdi in Turchia. Ankara ha lanciato oggi grandi manovre militari al confine con il Kurdistan iracheno, vicino ad Habur, con un centinaio di carri armati, cannoni semoventi, lanciamissili. Il primo ministro Binali Yildirim ha precisato che “a ogni minaccia, dall’interno o dall’esterno, risponderemo con rappresaglie immediate”. 

 

Gli sviluppi in Siria  

Ankara è preoccupata anche dagli sviluppi in Siria, dove sta nascendo un’altra entità curda semi-indipendente, appoggiata dagli Stati Uniti, e sotto il controllo politico e militare del partito Pyd, vicino al Pkk turco, e del suo braccio armato, lo Ypg, Unità per la protezione del popolo. Un Kurdistan siriano sempre più autonomo accanto a un Kurdistan iracheno con piena sovranità avvicinerebbe la nascita del Grande Kurdistan, sognato al momento della dissoluzione dell’Impero ottomano, nel 1920, ma mai realizzato. L’unica nazione che apertamente appoggia l’indipendenza del Kurdistan per ora è Israele, in nome di una amicizia di lunga data. 

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