Madrid arresta i leader catalani della piazza indipendentista

In manette Sánchez e Cuixart. Il capo dei Mossos in libertà vigilata. Il governo contro Puigdemont: giovedì sospendiamo l’autonomia
REUTERS

Sedizione. La giudice della Audiencia Nacional ha convalidato l’arresto e
la custodia cautelare per Jordi Cuixart (sinistra), presidente di Ómnium Cultural e Jordi Sánchez (destra), presidente della Assemblea Nazionale Catalana


Pubblicato il 17/10/2017
Ultima modifica il 25/10/2017 alle ore 02:31

Se tra Spagna e Catalogna la politica resta immobile, la magistratura si muove eccome: galera per i due leader della società civile indipendentista, libertà condizionata per il capo dei Mossos. 

 

Il maggiore della polizia autonoma, Josep Lluís Trapero, considerato un eroe in Catalogna, è accusato di sedizione per aver «assunto un ruolo nella strategia indipendentista del governo catalano». La procura aveva chiesto l’arresto, ma la magistrata, Carmen Lamela, è stata più morbida: ritiro del passaporto e obbligo di firma ogni 15 giorni. In galera invece finiscono i due leader delle associazioni indipendentiste, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart. La loro colpa è aver organizzato una manifestazione di protesta contro le perquisizioni della Guardia Civil lo scorso 20 settembre. Un sit-in che ha messo in pericolo la sicurezza degli agenti, secondo i giudici. L’arresto dei due Jordi, veri padroni della piazza, dà vigore a un movimento indipendentista in cerca di stimoli. Le reazioni del popolo secessionista sono certe. Le due associazioni Anc e Omnium hanno organizzato tutte le grandi mobilitazioni degli ultimi anni, da quelle milionarie dell’11 settembre (la Diada) ma anche il referendum del primo ottobre.  

 

Scadeva ieri l’ultimatum del governo spagnolo, la «domanda era semplice», dice la vicepresidente Soraya Saenz de Santamaria, «la Catalogna ha dichiarato l’indipendenza o no?». Il presidente della Generalitat non ha risposto, o meglio, ha inviato una lettera al premier Rajoy, ma ha evitato con cura di dirimere la questione. Ha offerto dialogo (un classico ormai), ha usato un tono conciliante, ma non ha chiarito il punto. Davanti a quella che a Madrid chiamano la «strategia della confusione», il governo spagnolo ha replicato con fermezza: «Faccia le sue proposte all’interno delle istituzioni». 

 

La Generalitat ora ha tempo fino a giovedì mattina «per rettificare». Ma nessuno razionalmente spera di risolvere in tre giorni i problemi e le incomprensioni di decenni, così l’esecutivo spagnolo è già pronto per il passo successivo. Tutti sanno quale sarà lo strumento da usare «per riportare la Generalitat nella legalità»: l’articolo 155 della Costituzione, che prevede la sospensione parziale dell’autonomia regionale. Nessuno sa, però, come applicare questa norma, in quanto non esistono precedenti. La domanda di fondo è: quali poteri della Generalitat verranno assunti dallo Stato spagnolo? Quello della polizia viene dato per scontato, (visto che il capo è stato sulla soglia della prigione ieri pomeriggio). 

 

Sul resto restano dubbi, si parla di un intervento sui media pubblici. Altro aspetto cruciale è quello economico. I consulenti giuridici del governo sono al lavoro, i loro dossier dovrebbero finire sul tavolo del consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Sarà quella la sede per dare il là definitivo al 155, che passerà in Senato. 

A Barcellona c’è grande ansia di sapere cosa farà realmente la Spagna. I piani del governo indipendentisti, sembrano ambigui, ma hanno una loro coerenza: aspettare la sospensione dell’autonomia e poi reagire. L’intervento spagnolo sulla Generalitat, un’istituzione antica e molto sentita dai catalani, sarà il momento per ricompattare il fronte dopo le divisioni interne, molto vivaci in seguito al discorso di Puigdemont. Sull’onda della protesta per la «persecuzione spagnola» il parlamento catalano potrebbe votare la dichiarazione unilaterale di indipendenza, con quella chiarezza mancata nei giorni scorsi. Messa così, sembrerebbe che l’unica soluzione sia il muro contro muro, ma una via d’uscita esiste: il voto anticipato.  

 

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