Gallinari, debutto vincente: i Clippers dominano il derby di Los Angeles

Danilo Gallinari e Kyle Kuzma


Pubblicato il 20/10/2017
Ultima modifica il 20/10/2017 alle ore 08:10

Kyrie Irving non è stato l’unico big ad iniziare la stagione contro la squadra che ha appena lasciato. Ma rispetto al nuovo playmaker dei Celtics, a Carmelo Anthony è andata molto meglio contro i New York Knicks: nel successo (105-84) di Oklahoma City, ’Melo ha segnato 22 punti, in una notte in cui i nuovi Big Three ne hanno totalizzati 71, con 28 di Paul George e 21 di Russell Westbrook, autore dell’abituale tripla doppia con 10 rimbalzi e 16 assist.  

 

Clippers, lunghi decisivi  

Ma al vertice dell’Ovest vogliono affacciarsi anche i Los Angeles Clippers, che hanno esordito vincendo il derby contro i Lakers 108-92. Danilo Gallinari non ha recitato un ruolo di primo piano (11 con 3-13 al tiro) lasciando il proscenio a Blake Griffin e DeAndre Jordan: 43 punti e 36 rimbalzi è stato il totale dei due lunghi di Doc Rivers, assoluti dominatori persino con un inedito 4-4 ai liberi di Jordan (lui che aveva il 43% nell’arco della carriera). Grazie a loro, i Clippers sono andati fino al +24. Il difetto può essere legato all’assenza di una vera minaccia offensiva tra i piccoli, dove Austin Rivers ha tirato con 1-11 su azione. Meglio Lou Williams (12) e Milos Teodosic, che al debutto Nba - arrivato a 30 anni - è stato subito titolare e ha guidato con personalità l’attacco dei Clippers, con 6 assist.  

 

Non male per un ruolo che richiedeva spalle larghe, dato che serviva raccogliere l’eredità di Chris Paul, andato a Houston e bacchettato da coach Rivers. Di fronte ad un’accusa di Paul («Non mi piaceva la mentalità dei Clippers») coach Doc ha risposto: «Quando lasci una squadra, te la dovresti mettere definitivamente alle spalle, senza giustificarti né cercare di “bruciare” la tua vecchia casa».  

 

Magic si consola con il baseball  

Di fronte a Teodosic, poi, c’era anche il rookie più atteso Lonzo Ball. E proprio il nuovo regista dei Lakers è stato la delusione della notte: 3 punti, 1-6 al tiro e 4 assist in 29 minuti non sono esattamente le cifre attese per l’uomo che aveva dominato la Summer League di Las Vegas e che soprattutto era stato presentato come il Messia dal proprio invadente padre, LaVar. Il 19enne ha dimostrato di essere umano, pagando l’emozione di una prima circondata da un’attesa a dir poco pressante. Ma ha scontato anche la scarsa conoscenza del quintetto base dei Lakers, che tra le novità (il rookie Ball e Brook Lopez, arrivato da Brooklyn) e gli infortuni del precampionato non aveva ancora giocato assieme. Così, per sorridere nella prima da presidente dei Lakers, Magic Johnson ha avuto bisogno dei Los Angeles Dodgers - di cui è socio - che hanno conquistato l’accesso alle World Series di baseball per la prima volta dal 1988, l’anno dell’ultimo titolo di Magic da giocatore. Per i Lakers arriveranno giorni migliori ma la strada resta lunga.  

 

Risultati della notte:  

Toronto-Chicago 117-100, Oklahoma City-New York 105-84, L.A. Lakers-L.A. Clippers 92-108 

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