Cavagnola all'acqua pazza
Cavagnola all'acqua pazza
29/10/2017

 

 

Se, come ci ricorda Stefano D’Arrigo nel monumentale “Horcynus Orca” da poco ripubblicato da Rizzoli, la ricciola è il primo dei pesci di valore che si pescano principalmente nelle acque meridionali e in particolare nello  scill’e cariddi, cioè nello Stretto di Messina, in questi giorni d’ottobre si possono ancora trovare a buon mercato le cavagnole, cioè gli stessi pesci nati nella primavera precedente che hanno già raggiunto i 400-500 g di peso. E’ vero che poi questo meraviglioso pesce può raggiungere anche i 70-80 chilogrammi, facendo quindi concorrenza per dimensioni e qualità delle carni al tonno, ma ci si può anche accontentare di una cavagnola all’acqua pazza. Una ricetta che permette di non perdere nulla dei sapori del pesce; una ricetta che sfama con un solo pesce una famiglia intera, con l’aiuto di un filone di pane per “fare scarpetta”.  

La ricciola ha forme e colori, caratteri e abitudini, tipici dei grandi predatori pelagici, cioè di quelli che vivono lontano dal fondo. Corpo schiacciato e allungato, pinna codale grande e forcuta, colore blu-argentato nell’adulto, più dorato nella forme giovanili che proprio per questo vengono chiamate anche limoncelli. La ricciola è un grande nuotatore e predatore, che vive in forma gregaria nei primi mesi e anni della sua vita. Un principe del mare che tutti i pellisquadre, come chiamava D’Arrigo i pescatori, sognano di allamare, rinnovando l’antica, atavica, lotta tra la vita e la morte.  

  

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