I “baffoni” francesi sulla via impossibile dell’Himalaya

Hanno scalato la parete Sud del Nuptse e si candidano al Piolet d’Or, Oscar dell’alpinismo

L’impresa


Pubblicato il 05/11/2017
Ultima modifica il 05/11/2017 alle ore 07:25

«Mitica? Sì, ma te ne rendi conto quando sei lì». E per lui, Hélias Millerioux, era la seconda volta. La prima fu con Ueli Steck. Parla della parete Sud del Nuptse, che, se non fosse così maestosa, imponente e misteriosa, sarebbe quasi da maledire, perché è quinta rocciosa che chiude il panorama di Everest e Lhotse per chi risale verso l’aria sottile degli Ottomila dalla vallata del Khumbu, in Nepal. 

 

Sul Nuptse, 7.861 metri, lo svizzero Steck, uno dei più grandi alpinisti di sempre, è morto il 30 aprile scorso. Saliva per allenarsi a fare il concatenamento Everest-Lhotse. E, sul Nuptse, Millerioux si è candidato per vincere il prossimo Piolet d’Or. Con lui i compagni di cordata Frédéric Degoulet e Niçois Benjamin Guigonnet. Formano un gruppo bizzarro, si definiscono «le gang des moustaches», la banda dei baffoni. «C’est una blague», dice Hélias, una vanteria scherzosa. L’idea è nata durante un’altra salita complessa sulle Ande peruviane, nel 2014, quando erano in quattro. Itinerario nuovo fino alla cima del Siula Chico, non distante dal più famoso Siula Grande, montagna resa famosa dal libro-documento di Joe Simpson «La morte sospesa». 

 

Ma sul Nuptse i «baffoni» firmano il capolavoro. Non è un caso se Hélias, guida alpina di Chamonix, parla di «parete mitica». Dice: «Abbiamo fatto una direttissima, una via che dalla base raggiunge i 7.742 metri della cima Nord-Ovest. Grande soddisfazione perché in stile alpino». Senza corde fisse o portatori. Cinque giorni di scalata con l’ultimo bivacco sull’enorme cresta della montagna-trapezio larga più di sei chilometri, irta di canali, pilastri, frecce rocciose che interrompono la linearità della gigantesca parete Sud. «Che dolore ricordare Ueli. Nel 2015 eravamo con lui sulla via di Chris Bonington del 1961», dice ancora Hélias, che poi ha tentato anche un’altra volta. È la parete dei «campioni». Hervé Barmasse e Daniele Bernasconi aveva rinunciato lo scorso anno per il maltempo. Nel 2003 sono stati i russi Valeriy Babanov e Yuri Koshelenko a risalire il pilastro Sud-Est e a consegnare alla storia dell’alpinismo «Moonlight Sonata», per sottolinearne la fatica notturna, nella luce fredda della Luna. 

 

Ma è sempre il ricordo di Steck che lega i destini. Un altro francese, Stephane Benoist, che risalì dopo Steck la Sud dell’Annapurna, parla del Nuptse a Hélias e agli altri «moustaches». Lui l’ha tentata e non è riuscito a uscire in vetta. «Ce ne ha parlato in termini straordinari. E ci siamo andati incrociando Steck, al quale dedichiamo questa salita», dice Millerioux, che è «in convalescenza». «Scendendo dal Nuptse, vicino a campo 2, a 6.600 metri, una pietra mi ha colpito. Niente di rotto, ma ho preso una botta e devo rimettermi in sesto». Due chilometri e mezzo di parete. Era il loro terzo tentativo e, quando hanno superato i 7.013 metri di campo 4, è cominciato «il nostro ignoto». Più di 400 metri sconosciuti. Complessi anche per la quota e la stanchezza dopo tre notti in parete. Robin Revest, il quarto dei «moustaches» sul peruviano Siula Chico, non ha potuto far parte della spedizione sul Nuptse. Quasi un paradosso, perché era stato il più pronto ed entusiasta a cogliere le suggestioni di Stephane Benoist: «Parete magnifica». Millerioux: «Fatta. È gioia pura».  

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