A che punto è la ricerca di una cura contro il mesotelioma?

Secondo malati e famigliari, il progetto promosso da Alessandria è fermo
ANSA


Pubblicato il 13/11/2017
casale monferrato

L’Afeva (associazione famigliari e vittime amianto) di Casale chiede conto alla Regione del come e del quando intende garantire stabilità permanente all’Ufim, l’«Unità. per la cura, l’assistenza e la diagnosi del mesotelioma», istituita a scavalco tra gli ospedali di Alessandria e di Casale. Il direttivo di Afeva ha scritto all’assessore alla Sanità Antonio Saitta, ai vertici di Aso Alessandria e Asl, al direttore della sanità piemontese, al sindaco di Casale in quanto presidente del Comitato strategico amianto, oltre che alla responsabile dell’Ufim Federica Grosso, al coordinatore scientifico del Progetto Ricerca Mesotelioma Giovanni Apollone e al responsabile dello Sviluppo e Promozione Scientifica dell’Aso Antonio Maconi. Ora sono tutti informati della preoccupazione di Afeva per non aver saputo più nulla, dopo gli impegni del 14 luglio scorso in Comitato strategico, di come si intende procedere per «stabilizzare l’Ufim».

 

 

Il termine è burocratico, ma la sostanza è questa: fino a ora la struttura, riferimento per la presa in carico dei malati di mesotelioma e per la ricerca di una cura definitiva che ancora non c’è, sta in piedi con finanziamenti che vanno via via rinnovati, anche esterni alla sanità pubblica. E singhiozza per avere personale sufficiente a svolgere le mansioni che le competono (e che ora svolge con sacrifici immensi) e che i malati invocano.  

 

C’è, poi, un articolato progetto di ricerca pronto, che coinvolge, con l’Aso (che lo ha predisposto) e l’Asl (che lo ha condiviso) anche istituti prestigiosi come il Negri di Milano, il Romagnolo di Meldola, le università di Torino e Avogadro, ma la funzionalità dell’Ufim è elemento fondamentale per decollare. L’Afeva da mesi non sa più nulla. Da qui «la preoccupazione e lo stupore per la situazione di stallo; sono note sia la lunga gestazione del Progetto Mesotelioma che la precarietà strutturale dell’Ufim e le imminenti scadenze dei suoi flussi di finanziamento».  

L’auspicato aggiornamento potrebbe arrivare dopo l’incontro convocato per oggi a Torino dal direttore della sanità piemontese Renato Botti: i manager Giovanna Baraldi dell’Aso e Gilberto Gentili dell’Asl dovrebbero illustrare la proposta con cui pensano appunto di stabilizzare l’Ufim: in capo a chi e con quanto personale. I referenti del progetto di ricerca dovranno dire quando e come intendono muoversi. Da ricordare che sono a disposizione oltre 4 milioni di euro accantonati con i risarcimenti concordati tra Schmidheiny (ultimo patron dell’Eternit) e i singoli cittadini, da spendere nel progetto di ricerca di una cura, già troppo rinviato. E, senza una cura, di amianto si continua a morire. 

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