L’aiuto ai partigiani e la “fuga” di Valletta ad Alfiano: in un libro i rapporti tra Fiat e Resistenza

Un ulteriore contributo all’approfondimento storico, grazie a testimonianze e documenti inediti dal Monferrato e dall’Alessandrino, dall’avvocato casalese Sergio Favretto

La foto, tratta dal libro, di un gruppo di partigiani che operava fra Casalese e Chivassese


Pubblicato il 13/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 13:18

C’è ancora molto da scoprire sulla Resistenza in Piemonte. Un ulteriore contributo all’approfondimento, grazie anche a testimonianze e a documenti inediti, viene dall’avvocato casalese Sergio Favretto. Lo fa con il volume «Una trama sottile. Fiat: fabbrica, missioni alleate e Resistenza» (Edizioni Seb 27). Il libro verrà presentato ad Alessandria mercoledì alle 15,30 nella Sala Lauree di Palazzo Borsalino. Introdotti e coordinati dal direttore di dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali Salvatore Rizzetto, con Favretto ne discuteranno i docenti dell’Università del Piemonte Orientale Corrado Malandrino, Marco Revelli, Francesco Ingravalle e Stefano Quirico

 

Nel libro non mancano i riferimenti alla Resistenza in Monferrato e nell’Alessandrino. Ad esempio viene sottolineato il ruolo determinante di Giancarlo Ratti, milanese, partigiano e capo della missione americana Youngstown paracadutata in Monferrato, al cui fianco in diverse delicate missioni operò l’alessandrino Giansandro Menghi, dell’Oss (l’antenata della Cia).  

 

La Resistenza potè contare anche su aiuti economici non solo delle forze alleate, ma anche della stessa Fiat e di altre industrie: «Vennero distribuiti ai partigiani tramite anche la Banca Anonima di Credito di Camillo Venesio», originario di Casale. 

 

Il personaggio che però assume un ruolo centrale, per la documentazione lasciata, per la ricostruzione storica fatta da Favretto è l’ingegnere della Fiat Paolo Ragazzi, l’uomo che tenne i rapporti segreti con la Resistenza e le missioni alleate. Collaboratore di Vittorio Valletta, che dal 1939 era amministratore delegato dell’azienda automobilistica, si occupò di far avere materiale e denaro ai partigiani, come testimoniano anche alcune ricevute riprodotte da Favretto nel libro. Ad esempio il comandante militare del Cln «Renato» attesta che «sempre a mezzo dell’ing. Ragazzi i nostri automezzi operanti nel Monferrato hanno ricevuto fin dai primi giorni della loro presenza in zona saltuari rifornimenti di benzina».

 

 

Dopo la Liberazione, quando era al centro della discussione l’epurazione di Valletta, fu proprio l’ingegner Ragazzi a nascondere per 15 giorni l’amministratore della Fiat, fuggito da Torino, nella sua casa di Alfiano Natta. Proprio qui Valletta cominciò a redigere un memoriale in vista del processo. Nel libro è riportato pure il foglio scritto a macchina con una dettagliata descrizione da parte di Ragazzi del ruolo della Fiat nella Resistenza.

 

 

Sono quindi parecchi gli elementi e gli aspetti che potranno essere approfonditi nel dibattito in programma mercoledì (aperto a tutti) e che è promosso in collaborazione con il Laboratorio Storia, Politica, Istituzioni e che ha il patrocinio de La Stampa e dell’Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Alessandria.  

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