Nel film catastrofico Geostorm i pericoli del controllo del clima

Fantasia e realtà si mescolano nella denuncia di alcuni pericoli reali descritta nella vicenda interpretata da Gerard Butler
WARNER BROS.

Geostorm. Gerard Butler e i pericoli legati al clima


Pubblicato il 13/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 14:43

Gli uomini hanno finalmente scoperto come controllare il clima del nostro Pianeta, non senza pericoli, e Gerard Butler sembra essere l’ultima speranza per la Terra: questa la premessa del Geostorm di Dean Devlin, che ha riportato in sala un tema mai troppo trattato, quello della crisi climatica che ci attanaglia e che già Al Gore ha recentemente presentato al grande pubblico.

In questo caso, lo sguardo sul problema ha del fantastico, visto che la difficoltà vera nasce dallo scorretto utilizzo del sistema satellitare realizzato per manipolare le condizioni meteorologiche. Un futuro di spaventose tempeste ed uragani è quello che si prefigura, ma che – tornando con i piedi per terra – potrebbe fornirci utili insegnamenti (o ammonimenti) riguardo un serie di temi correlati, e particolarmente vicini alla realtà che le ultime ricerche scientifiche promettono di offrirci…

Clima e uragani, quanti pericoli nella manipolazione della natura suggerita dal film Geostorm
Non è campata in aria – per quanto estremizzata nel film – la disciplina nota come Geoingegneria, che applicando il complesso delle conoscenze relative alle scienze geologiche studia l’influenza che alcuni fattori geologici possono avere su un’opera di ingegneria. E, in un certo senso, si adopera per limitare i danni delle conseguenze delle emissioni di anidride carbonica nel tentativo di accelerare processi potenzialmente virtuosi. Purtroppo, percorrendo strade che se da un parte potrebbero condurci verso la soluzione di alcuni problemi (legati alle suddette emissioni o all’effetto serra) rischia di farci pentire di aver tentato di manipolare qualcosa tanto più grande di noi.

La Geoingegneria potrebbe dare una nuova forma al mondo che conosciamo e alle sue dinamiche, al netto delle questioni etiche o morali che qualcuno potrebbe sollevare. Per ora il dibattito ferve, nel timore di imboccare scivoli da cui non riuscire a tornare indietro e nel tentativo di realizzare sperimentazioni e modelli utili a ottimizzare le possibilità concesse. Ma soprattutto si sviluppa principalmente su un piano teorico, ben lungi dalle ipotesi rappresentate sul grande schermo. “Non dobbiamo aver paura della Geoingegneria, o almeno non ancora, – ha dichiarato Jack Stilgoe, autore di ‘Experiment Earth: Responsible innovation in geoengineering’, – non è ancora eccitante né spaventosa come siamo stati indotti a credere, per la semplice ragione che non esiste“.

Manca, a quanto pare, la spinta imprescindibile di una fondamentale domanda da parte dell’industria e di interessi economici specifici, per quanto agenzie governative e private (come il Solar Geoengineering Research Program della Harvard University, sovvenzionato da Bill Gates, o la Hewlett Foundation e altre) stiano interessandosi alla questione. Non abbastanza, ancora. Non quanto il cinema sembra suggerire, per scopi propri. Che, come sempre, sono quelli di ‘intrattenerci’. Anche se, una volta di più, da certo entertainment può venire un utile spunto di riflessione che si spera di poter dibattere pubblicamente, ma non prima di aver affrontato le questioni molto più reali e incombenti che ben conosciamo.

 

 

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