“Da fotografo di matrimoni al World Press Photo: così è cambiata la mia carriera”

Antonio Gibotta, fotografo di Napoli, racconta i suoi scatti che gli sono valsi uno dei premi più importanti al mondo, ma precisa: “Non rinuncio a fotografare feste e sposi”

Uno degli scatti di Antonio Gibotta, fotografo napoletano premiato al World Press Photo


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 21:04

«Sono un fotografo di matrimoni che ce l’ha fatta». Si presenta a La Stampa scherzando così Antonio Gibotta. Classe 1988, napoletano, due anime parallele ed amate in ugual misura: da una parte il fotografo di feste e sposi, dall’altro fotogiornalista giramondo. Le sue foto della guerra degli infarinati - Els Enfarinats, una tradizione poco conosciuta della città spagnola di Ibi, Alicante – gli sono valse il secondo posto nella categoria “People” del World Press Photo.  

 

 

 

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Ora è a Torino per una mostra dedicata a tutte le foto vincitrici di uno dei premi fotografici più famosi al mondo, e racconta il suo lavoro a La Stampa. «Ogni anno, il 28 dicembre, Ibi si ferma – spiega Gibotta – Si creano due fazioni, i ribelli e gli infarinati, e per tre ore scoppia il delirio». Un vero e proprio colpo di Stato simulato, con la presa del comune e scontri ovunque. «Volano farina e uova, c’è chi gira con gli estintori a polvere. In pochi minuti tutto diventa bianco». Da tradizione, le due fazioni sono vestite in modo diverso (gli infarinati portano una fascia sul petto con i colori della Spagna), ma tutti sono soprattutto imbottiti. C’è chi ha il cappello da sci, chi la mascherona da mare. Proteggersi dal freddo, dallo sporco e dai petardi e fuochi d’artificio che vengono sparati in ogni direzione.  

 

 

«Per fotografare l’evento c’erano delle zone apposite, distanziate e protette. Ma io ho preferito buttarmi nella mischia, per uno sguardo più vicino», spiega il fotografo. Per affrontare la sfida si è dovuto coprire totalmente anche lui e soprattutto ha dovuto proteggere le macchine fotografiche con cui si muoveva. «Mi son ritrovato a scattare alla cieca, con la camera ricoperta di cellophane e scotch protettivo». Il risultato, però, è perfetto. Straniante, divertente e inusuale. Una guerra per finta, dove le uova in volo sono fermate a mezz’aria, come proiettili, alcune esplose alcune ancora intere.  

 

 

Antonio Gibotta mentre scattava le foto degli Infarinati  

 

Oltre alla bellezza delle foto, però, c’è di più. Gibotta si guadagna da vivere con le foto dei matrimoni, ma vuole anche raccontare il mondo: le storie più nascoste e più significative. Ha già lavorato, infatti, sulla rotta dei migranti in Grecia, sulle minoranze in Vietnam, il lavoro in Africa. «Ho voluto, anzi ho dovuto, scattare le foto degli Infarinati perché raccontano una guerra senza morti e feriti. Oggi sembra una cosa quasi assurda, ma c’è. Esiste».  

 

 

 

Tutte le foto vincitrici delle categorie del World Press Photo saranno in mostra a Torino fino al 26 Novembre presso il Mastio della Cittadella in Corso Galileo Ferraris. Le informazioni complete qui.  

 

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