I guai delle ferrovie di confine: un “baratto” sull’Acqui-Genova? Qualche dubbio per i pendolari

Arriva una proposta dagli assessori regionali. Una corsa in più dal capoluogo ligure, una in meno nell’altro senso

Gli assessori regionali Berrino e Balocco con il sindaco Lucchini


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 21:13
Acqui Terme

Aggiungere una coppia di treni al giorno sulla Acqui-Ovada-Genova, come i viaggiatori chiedono da tempo, costerebbe un milione l’anno . Troppo per l’assessore ligure ai Trasporti, Giovanni Berrino. E pure per il suo omologo piemontese, Francesco Balocco, che il comitato dei pendolari e i sindaci  invitano da tempo a fare la propria parte (economica) nella gestione di una tratta che dipende da Genova, ma serve molti utenti acquesi e ovadesi.  

 

Così i due assessori hanno incontrato viaggiatori e sindaci in municipio ad Acqui, mettendo sul piatto un’altra proposta. Colmare il vuoto tra le 14 e le 16, da Genova, con un treno da inserire alle 15,13, sacrificando una corsa in direzione opposta, quella delle 12,17 da Acqui. Eventualità già valutata in passato e bocciata dal comitato Difesa trasporti Valli Stura e Orba: «Responsabilità pesante, non possiamo valutare l’utenza di quella corsa».  

 

Stavolta, però, ci sarebbero novità. Primo, sarebbero Piemonte e Liguria a occuparsi di un’analisi dei flussi più profonda. Secondo, si renderebbe più indolore il sacrificio con un bus alla stessa ora tra Acqui e Ovada, finanziato dal Piemonte. Anche stavolta, tuttavia, i pendolari sono sembrati perplessi e da Rossiglione hanno fatto notare come siano molti gli utenti della Valle Stura: fermare il bus a Ovada provocherebbe disagi.  

 

In risposta alla richiesta di non chiudere più la linea ad agosto sostituendo i treni con i bus (uno dei disagi più odiati dai pendolari che però alla Liguria frutta 221 mila euro di risparmi) gli assessori hanno dato un’alternativa. «Abbiamo chiesto a Fs di valutare la possibilità di tenere aperta la linea - ha detto Berrino -: nel caso, col contributo del Piemonte, potremmo garantire i treni anche in quel periodo. Ma 6/7 coppie al giorno, non le 13 che circolano nel resto dell’anno».  

Anche qui, il comitato pendolari è rimasto prudente. «Sicuri che meno treni siano meglio dei bus? Più che soluzioni Berrino e Balocco hanno proposto palliativi – ha detto la portavoce Manuela Delorenzi, a fine incontro -. Noi non chiediamo alternative: vogliamo più servizi». Non è escluso, intanto, che le Regioni stipulino un protocollo d’intesa per lavorare insieme: la proposta approderà oggi a Torino con un ordine del giorno di Walter Ottria.  

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