Fabrizio Corona in aula e si scopre che la Procura di Locri indaga per riciclaggio i suoi amici

Due collaboratori dell’ex fotografo dei vip sono indagati per la compravendita di un appartamento nella zona di Corso Como a Milano. L’ipotesi è che parte della somma servita per l’acquisto fosse stata distratta dalla fallita società Corona’s
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Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:38
milano

Ancora guai, processi e riflettori per l’ex fotografo dei vip Fabrizio Corona, anche se questa volta lui non è indagato. A finire nei guai sono due amici ed ex collaboratori di Corona, l’avvocato Tommaso Delfino e Marco Bonato, entrambi indagati, assieme ad altre persone, dalla Procura di Locri (Reggio Calabria) per riciclaggio in relazione ad una parte del denaro che venne usato quasi dieci anni fa per acquistare la casa del valore di circa 2,5 milioni di euro. In quell’appartamento  

di via De Cristoforis, a due passi dalla centralissima Corso Como di Milano, viveva ll’agente fotografico ed è finito sotto sequestro un anno fa.  

 

È emerso oggi nell’udienza davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese che dovrà decidere appunto se confiscare o meno l’appartamento, assieme agli ormai noti 2,6 milioni in contanti trovati in parte in un controsoffitto e in parte in Austria. 

 

Il pm Alessandra Dolci ha spiegato ai giudici di aver depositato agli atti nei giorni scorsi l’avviso di conclusione indagini dei pm di Locri a carico di Delfino, Bonato ed altri per fatti del marzo 2008. L’ipotesi è che parte della somma servita ad acquistare la casa fosse stata distratta dalla fallita Corona’s, società dell’ex “re dei paparazzi”. 

 

Tra i testi che hanno deposto oggi c’è chi spiega la scelta di intestare la casa di via De Cristoforis all’amico e collaboratore Marco Bonato perché Corona era appena stato arrestato.  

 

«Io penso che sia scandaloso, è una cosa che non sta né in cielo, né in terra», è intervenuto Corona, presente in aula, a proposito delle accuse nei suoi confronti. E, per l’ennesima volta, ha ribadito che i soldi sequestrati erano frutto del suo lavoro. L’udienza è stata aggiornata a giovedì per l’ascolto degli ultimi testi.  

 

L’avvocato Tommaso Delfino, già coinvolto in passato in due inchieste a carico di Corona, quella per bancarotta e quella per aver fatto entrare una macchina fotografica in carcere nel 2007, si è presentato davanti alla Sezione misure di prevenzione, chiamato a deporre dai legali di Corona, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, e ha detto di aver saputo «solo oggi e dopo 10 anni» di essere indagato nell’inchiesta di Locri.  

 

«Una tempestività imbarazzante», ha aggiunto prima di essere ripreso dal pm Dolci che gli ha fatto notare che la Procura è venuta a conoscenza dell’avviso di conclusione indagini di Locri dal difensore di Marco Bonato, che verrà sentito a Milano, sempre come teste della difesa Corona, nella prossima udienza del 16 novembre. 

 

Già nel provvedimento di sequestro dell’appartamento veniva spiegato che il denaro usato per comprare l’appartamento sarebbe frutto di «un’appropriazione indebita ai danni della Fenice srl», la società in cui sarebbero confluiti i soldi della fallita Corona’s e dal cui conto corrente, nel 2008, sarebbe uscito «1 milione e centomila euro, suddiviso in 22 assegni circolari».  

 

Assegni poi versati da Delfino, su delega dello stesso Corona, ai due ex proprietari dell’immobile Pasquale Ceravolo e Giuseppina Gallo, presunti venditori «fittizi», i quali a loro volta avrebbero girato le somme «al pregiudicato calabrese Vincenzo Gallo, che appare così il beneficiario finale del pagamento». Per i giudici milanesi, in sostanza, si trattò di un’operazione su cui gravavano una serie di «opacità» come il rogito effettuato proprio a Locri. 

 

Oggi sono stati ascoltati alcuni testi della difesa Corona (l’ex agente fotografico è intervenuto con dichiarazioni due volte) che vuole dimostrare che la casa venne comprata regolarmente dalla Fenice. «La notte prima del rogito, Corona venne arrestato per la vicenda dei soldi falsi - ha detto Delfino - e allora al rogito andò Bonato (presunto intestatario fittizio, ndr) come procuratore». Bonato che, secondo la difesa, si impegnò con una scrittura privata a trasferire l’appartamento a Fenice.  

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