Il Kurdistan verso la rinuncia all’indipendenza

Il governo di Erbil accetta la sentenza della Corte suprema: referendum illegale
REUTERS

Il Primo Ministro Nechirvan Barzani


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:38

Il governo regionale del Kurdistan iracheno fa un passo decisivo verso la rinuncia all’indipendenza. In un comunicato ufficiale le autorità di Erbil riconoscono la sentenza dell’Alta corte suprema che aveva giudicato il referendum illegale sulle base dell’Articolo 1 della Costituzione. 

 

Secessione vietata  

I curdi avevano in un primo momento contestato l’interpretazione dato dalla Corte all’Articolo 1, che garantisce “l’unità dell’Iraq”. Ora invece accettano il fatto che la Carta fondamentale impedisce “la secessione di ogni parte dell’Iraq”, compresa la Regione autonoma del Kurdistan. 

 

La battaglia per Kiruk  

La rinuncia all’indipendenza è il primo punto delle richieste del premier iracheno Haider al-Abadi nelle trattative per risolvere la crisi cominciata dopo il voto del 25 settembre, e che hanno portato allo scontro fra le forze armate curde, i Peshmerga, e l’esercito federale, appoggiato dalle milizie sciite. 

 

Blocco totale  

Lo scorso 18 ottobre Baghdad ha riconquistato Kirkuk e gran parte dei “territori contesi” fra la Regione autonoma e il governo federale, compresa la Piana di Ninive, abitata in maggioranza da cristiani, a Nord di Mosul. Ma il governo di Al-Abadi chiede anche il controllo di tutti i posti di frontiera, degli aeroporti (sottoposti a un blocco) e delle esportazioni di petrolio verso la Turchia. 

 

Il premier Al-Abadi  

Al-Abadi ha accolto “positivamente” la decisione di Erbil di accettare la sentenza dell’Alta corte. Il premier ha già incassato le dimissioni del presidente curdo Massoud Barzani, artefice della marcia verso l’indipendenza culminata con il referendum del 25 settembre. Ora può trattare da una posizione di forza la resa totale del Kurdistan alle sue condizioni. 

 

Usa e Ue  

Barzani aveva deciso di indire il referendum nonostante il parere contrario dei suoi principali alleati internazionali, Usa e Ue. Sia Washington che Bruxelles ha tenuto una posizione “neutrale” durante lo scontro con Baghdad. Senza appoggi internazionali il Kurdistan ora si è reso conto che la scommessa di Barzani non era destinata al successo e ha cominciato la ritirata. 

 

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