Elon Musk di Tesla vola da Erdogan: l’auto nazionale turca potrebbe essere elettrica

Il presidente vuole mettere su strada una macchina a marchio nazionale entro il 2021, Musk è alla ricerca di fondi
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Elon Musk e Recep Tayyip Erdogan


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 15:51

Il futuro di Tesla potrebbe essere in Turchia: stavolta però la geografia non c’entra e la multinazionale di Palo Alto (California) difficilmente delocalizzerà nei dintorni di Ankara. Tuttavia gli interessi del governo turco potrebbero coincidere con quelli di Elon Musk, patron di Tesla. Pochi giorni fa il presidente Erdogan ha dichiarato di voler costruire un’auto “made in Turkey” per i suoi connazionali: la nazione assembla da anni vetture per conto di aziende terze come Fiat, Renault, Toyota, Hyundai, eccetera; ma non ha mai avuto un marchio nazionale proprio.  

 

Una mancanza che per Erdogan costituisce una vera e propria “vergogna”, che rischia addirittura di minare la credibilità economica del paese. Per questo il presidente ha plasmato un’alleanza industriale fra cinque maxi-aziende turche - alcune di componentistica automotive, altre che si occupano di business diversi - con l’idea di portare in produzione in primo modello pensato e fabbricato in Turchia nel giro di 24 mesi e arrivare sul mercato nel 2021. Sarebbe così soddisfatto uno storico desiderio dell’Akp, il partito al potere.  

 

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L’iniziativa ha destato non pochi dubbi fra gli analisti: sarà difficile far cooperare in così breve tempo società diverse in un progetto comune che abbia successo nell’ambito dell’industria automobilistica odierna, ad altissima competitività e con margini molto risicati. Ed è proprio qui che potrebbe entrare in gioco il funambolico Elon Musk, ricevuto l’8 novembre da Erdogan in persona: nell’incontro si è parlato del progetto per l’auto turca e, probabilmente, di come Tesla potrebbe “dare una mano”. 

 

Il perché di questo interesse è presto spiegato: fra licenziamenti del personale e grossi ritardi nella produzione della Model 3, l’azienda continua ad avere bilanci pericolosamente in rosso. Tesla ha da poco chiuso il suo peggior trimestre di sempre, con una perdita netta di 619 milioni di dollari e negli ultimi 12 mesi ha ottenuto dai suoi soci un aumento di capitale per 3,15 miliardi di dollari, di cui una buona parte utilizzati per l’industrializzazione della Model 3: il resto sarebbe sufficienti per garantire appena 9 mesi di liquidità alla società americana.  

 

La volontà di Erdogan di costruire una “Turkish car” potrebbe spingere il presidente a soprassedere su quei 10 miliardi di dollari bruciati da Tesla nel corso della sua (breve) storia e a investire nell’azienda californiana in cambio di know-how tecnico, specie per quanto riguarda le vetture a emissioni zero.  

 

Due anni fa l’amministrazione turca ha comprato dalla National Electric Vehicle Sweden la licenza per produrre la vecchia Saab 9-3, che potrebbe fare da base tecnica per lo sviluppo di un nuovo veicolo ibrido o elettrico con range extender (un piccolo motore endotermico non collegato alla trasmissione e utilizzato come generatore per ricaricare le batterie del propulsore elettrico): non stupirebbe che a supervisionare il progetto possano essere proprio gli ingegneri di Elon Musk… 

 

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