14/11/2017
Piero Bianucci

Il mondo è pieno di computer che fanno astronomia: simulano il funzionamento di stelle, galassie, ammassi di galassie e dell’universo intero. Non sono macchine intelligenti. Sono macchine di grande potenza, che macinano miliardi di dati grezzi e ne restituiscono altrettanti opportunamente trattati per aiutarci a capire come il cosmo si è formato e come va evolvendosi. Il caso più clamoroso è dello scorso agosto, quando un supercalcolatore cinese capace di 100 milioni di miliardi di operazioni al secondo (foto) ha simulato la prima espansione dell’universo subito dopo il Big Bang prendendo in considerazione mille miliardi di particelle virtuali. 

 

Su tutt’altro versante, da vent’anni i computer sono campioni mondiali di scacchi. Il sorpasso risale al 10 febbraio 1996, quando l’algoritmo Deep Blue batté Garry Kasparov. Ma neppure quella macchina era intelligente, era solo velocissima nell’esplorare gran parte delle mosse possibili prima di spostare la pedina sulla scacchiera.  

 

Ben diversa è la storia di AlphaGo, l’algoritmo che tra il 9 e il 15 marzo 2016 disputò cinque partite con il campione mondiale di go, il coreano Lee Sedol, e ne vinse quattro. Tre mesi prima un articolo su “Nature” aveva annunciato la raggiunta superiorità della macchina anche in questa competizione. Il go è un antichissimo gioco strategico che si pratica in Cina da almeno 2500 anni. Si tratta di spostare pietre bianche e nere sulle intersezioni vuote di una scacchiera a griglia 19 per 19.  

Vince chi controlla la maggior superficie della scacchiera con pietre del proprio colore circondando le pietre dell’avversario: una conquista e difesa del “territorio”, una simbolica sfida tra la vita e la morte. Sembra facile, ma le combinazioni possibili sono 2,08 x 10 elevato alla 170. E’ inconcepibile quanto sia grande questo numero. Possiamo farcene un’idea ricordando che tutte le particelle atomiche che costituiscono l’universo sono 10 elevato alla 82, e che il numero delle partite a scacchi possibili è 10 alla 120. 

 

AlphaGo ha battuto Lee Sedol applicando una vera “intelligenza Artificiale”: è un algoritmo che non vince per velocità (non basterebbe), vince perché impara dai propri errori. E’ il deep learning, l’apprendimento profondo, tipico del cervello umano. Applicazioni di questo tipo di intelligenza artificiale sono già diffuse: il riconoscimento di immagini e la traduzione del parlato da una lingua all’altra in tempo reale sono le più comuni. La prossima frontiera delle macchine intelligenti sarà vincere a poker, un gioco nel quale contano l’interpretazione delle espressioni del volto e la stima della propensione al rischio dell’avversario. 

 

“Watson” è il caso che martedì pomeriggio verrà raccontato al Politecnico di Torino per il ciclo “Costruire il futuro” da Alessandro Curioni, vicepresidente di IBM Europa, a capo del Dipartimento di Cognitive Computing and Computational Sciences e autore di contributi fondamentali alla ricerca nel campo dell’Intelligenza artificiale. Per il suo lavoro ha ricevuto per due volte il Gordon Bell Prize, nel 2013 e nel 2015. Sviluppato a partire dal 2010, “Watson” è un raffinato sistema di intelligenza artificiale capace di rispondere a domande in linguaggio naturale. Nel 2013 ha trovato la prima applicazione nella gestione delle decisioni nel trattamento del cancro ai polmoni. Da allora la piattaforma Watson ha avuto importanti sviluppi scientifici e commerciali.  

 

Il filosofo John Searle, tuttavia, ha fatto osservare che, nonostante le sue impressionanti capacità, “Watson” sa soltanto manipolare simboli senza comprenderne il significato: in altre parole, gli manca la “capacità di pensare”.  

 

Sarà particolarmente interessante, a questo punto, sentire la relazione di Luciano Floridi, professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab ed è presidente del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, l’istituto britannico per la “data science”. 

 

Luciano Floridi ha appena pubblicato presso l’editore Raffaello Cortina “La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo”. Il tema del suo intervento – “Cosa cambierà nella società e nella nostra vita” – partirà proprio da questo concetto di infosfera, uno spazio della comunicazione globale in cui è caduto il confine tra l’off line e l’on line. Uno spazio che Floridi ha definito, con una sintesi convincente, “onlife”. 

 

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