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Economia
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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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Open Fiber, se ne va Pompei. La guida a Ripa, ex di Sparkle

Si inaugurano i cantieri di Open Fiber e l’amministratore delegato se ne va. Era nell’aria da tempo il passo indietro di Tommaso Pompei. Sarà formalizzato oggi nel corso di un cda della società della fibra ottica nata per accelerare la diffusione della banda ultra larga in Italia su volontà del governo. Pompei resterà in carica fino a fine dicembre. Dal primo gennaio, invece, la guida della società passerà a Elisabetta Ripa, manager che siede già nel cda di Open Fiber. Vi era arrivata su indicazione della Cassa depositi e prestiti, che insieme a Enel, è azionista della società col 50%. A sceglierla però - nel rispetto degli accordi che per 5 anni danno a Cdp l’opzione di presidente e direttore finanziario ma non dell’ad - è stato il gruppo dell’energia guidato da Francesco Starace. Che ha ravvisato nella manager torinese le carte in regola visto il curriculum «telefonico» certificato dalla guida di Sparkle e di Telecom Argentina.  

 

Pompei da tempo era sotto pressione, a quanto si racconta, per via di dissidi crescenti con il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, e con i soci. Ma ancora a settembre, in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, Starace aveva smentito cambi in corsa. Il passaggio del testimone avverrà oggi, come a sancire la fine di un ciclo per Open Fiber, iniziato con la fusione con Metroweb, e chiuso con la vittoria dei due bandi pubblici Infratel per portare la fibra per la banda ultralarga nelle aree commercialmente meno appetibili. 

 

Ora si apre una fase nuova per l’intero settore. Sancita per lo più dal cambio di passo di Tim impresso dal nuovo ad Amos Genish che due giorni fa si è detto «disponibile» ad aprire una discussione con Open Fiber per esplorare possibili collaborazioni commerciali. Fine del muro contro muro. Proprio Pompei - a margine dell’inaugurazione simbolica dei cantieri di Open Fiber tenuta nelle zone terremotate di Campli, in Abruzzo, e a cui ha preso parte il premier Paolo Gentiloni -, si è detto «felicissimo» dell’apertura di Tim alla sua rete perché «non possiamo che cogliere con grande favore la possibilità di poterla mettere al servizio di un grande operatore». Per ora i cantieri aperti sono solo 26: si punta a quota 500 entro metà 2018, per cablare 9,3 milioni di abitazioni in 36 mesi, investendo 2,65 miliardi. Sarà la sfida di Ripa. La fine della speculazione sulla rete - in attesa che oggi giunga la risposta di Agcom al ministro Calenda sulla sua possibile societarizzazione - e sulla vendita del Brasile (che non ci sarà) continua invece a colpire Tim, che ieri in Borsa ha perso un altro 2,8% a 0,67 euro. 

francesco spini
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