Australia: vince sì a matrimoni gay, ora parola a parlamento

Il referendum non vincolante potrà ora essere recepito dal parlamento


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:38

Il verdetto del referendum sui matrimoni gay in Australia «è inequivocabile e praticamente unanime» e dovrà diventare legge «entro Natale». Così il primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, commentando l’esito della consultazione volontaria, avvenuta per posta, con la quale gli australiani si sono detti favorevoli ai matrimoni tra persone dello stesso sesso nel 61,6% dei casi contro il 38,4% dei contrari. L’esito del referendum, che ha registrato un’adesione al 79,5%, non è vincolante e spetterà al parlamento convertirlo in legge.  

 

Il messaggio del conservatore Turnbull, durante una conferenza stampa a Canberra, è sembrato rivolto soprattutto ai suoi compagni di partito. Gli australiani «hanno votato sì per l’equità, per l’impegno e per l’amore - ha osservato il premier - ora spetta a noi fare il lavoro che ci hanno chiesto di fare». Durante un comizio a Melbourne, il leader laburista australiano, Bill Shorten, ha esultato.  

 

«Che giorno favoloso per essere un australiano», ha commentato. «Oggi celebriamo - ha detto - domani legiferiamo». Il provvedimento sarà presentato in Senato oggi per avviare il dibattito e Shorten ha offerto il sostegno dell’opposizione per farlo passare. Turnbull aveva promesso il referendum sui matrimoni gay quando è diventato premier, nel 2015, al posto di Tony Abbott, anche lui conservatore.  

 

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