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Cronache
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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Ipertensione, lo specialista: “Ecco come tenersi sotto controllo senza dimenticare il ruolo del colesterolo”

Il direttore dell’Unità di cardiologia del Policlinico Tor Vergata: i farmaci non bastano, attenzione a dieta e attività fisica

«È un bene che le linee guida americane per l’ipertensione si siano adeguate alle nostre. Ma è sulla riduzione del colesterolo che gli Usa dovrebbero puntare maggiormente, se lo scopo è ridurre il rischio malattie coronariche». A parlare è Francesco Romeo, direttore dell’Unità di cardiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. 

 

Professore, quali sono i valori ottimali per la pressione arteriosa?  

«Una normale è quella che ha un valore per la sistolica di 120 mm di mercurio e per la diastolica di 80 mm. Un valore della sistolica che oscilla dai 120 a 130 è considerata già una pressione alta, anche se non andrebbe trattata farmacologicamente. E’ dai 130/90 in su che è considerata una vera e propria patologia. Più precisamente, con una sistolica dai 130 ai 140 mm ci troviamo di fronte a un’ipertensione di stadio 1, che richiede rapidi interventi sullo stile di vita. Se, invece, si superano i valori 140/90 occorre ricorrere ai farmaci, oltre che a cambiamenti nello stile di vita». 

 

Come si monitora la pressione sanguigna?  

«Raccomando l’automisurazione a casa in uno dei tre momenti della giornata in cui la pressione raggiunge il picco circadiano: tarda mattinata, primo pomeriggio e la sera. E’ importante che prima della misurazione ci si sieda tranquilli per 5-10 minuti. Il momento della misurazione della pressione non va considerato come una perdita di tempo. Monitorarla può fare la differenza: si hanno più probabilità di essere più attenti alle scelte da fare giorno dopo giorno, dall’alimentazione all’attività fisica». 

 

Quali sono i rischi della pressione alta?  

«È uno dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, responsabili di circa la metà di tutti decessi nel mondo. Ma precisiamo una cosa: a differenza di quanto ritengono gli americani, la pressione elevata non è tra i primi responsabili delle malattie cardiache. E’ uno dei principali fattori di rischio per l’ictus, ma è il quarto per la malattia coronarica, come l’infarto». 

 

Qual è allora il principale fattore di rischio per il cuore?  

«Al primo posto c’è l’ipercolesterolemia. Segue il fumo, il diabete e poi l’ipertensione. Ecco perché, oltre alla pressione alta, bisognerebbe fare massima attenzione, anche e soprattutto, ai livelli di colesterelo Ldl, quello cattivo». 

 

Negli Usa i livelli di colesterolo vengono sottovalutati?  

«In Europa siamo più attenti. Del resto li abbiamo preceduti anche nell’abbassamento dei valori per la pressione arteriosa. Le nostre nuove linee guida hanno abbassato i limiti massimi di colesterolo Ldl: il range va dai 70 ai 100 milligrammi per decilitro. Ma riteniamo che più basso è e meglio è. Gli americani si stanno adeguando anche su questo, ma sono ancora un po’ indietro». 

 

Come possiamo ridurre l’ipertensione?  

«Intervenendo sugli stili di vita. Innanzitutto, seguendo una dieta con basso contenuto di sale. Poi consumando molta frutta e verdura. Inoltre: non fumare, limitare gli alcolici e, cosa più importante di tutte, fare molta attività fisica». 

 

Ci sono farmaci nuovi che consentono di tenere a bada la pressione alta?  

«No. Ci sono i classici sulfamidici. Per questo bisognerebbe fare attenzione allo stile di vita, l’arma migliore che abbiamo sia per prevenire sia per controllare l’ipertensione. Invece, contro l’ipercolesterolemia, oltre alle statine che rappresentano una pietra miliare come arma di prevenzione, ci sono i nuovissimi anticorpi monoclonali anti-PesK9». 

 

valentina arcovio
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