Salta il consorzio di garanzia, Carige a un passo dal baratro

Malacalza non firma l’impegno a ricapitalizzare e si scontra con le banche. Padoan: lunedì rischio di risoluzione, l'Italia non può permettersi un’altra crisi
ANSA


Pubblicato il 17/11/2017
genova

In Carige salta l’accordo con il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 560 milioni, Malacalza Investimenti va allo strappo con Barclays, Deutsche Bank e Credit Suisse, il titolo viene sospeso in via cautelativa in Borsa e sulla vicenda interviene il governo, con il ministro dell’Economia in azione su Genova. Da quanto risulta, Pier Carlo Padoan ha avvertito i protagonisti spiegando loro che hanno tempo sino a domenica per ricomporre lo strappo perché il Paese non può permettersi che una banca come Carige vada in risoluzione. La conferma del drammatico scontro in atto in Carige tra Malacalza, che controlla il 17,6% del capitale e si dice interessato a salire sino al 28%, e le tre banche del consorzio è arrivata ieri sera, quando il cda ha «preso atto di quanto comunicato dall’ad Paolo Fiorentino in merito ai progressi nel dialogo con gli azionisti di riferimento, con gli investitori istituzionali e con le banche del consorzio di garanzia». 

 

«Al momento - scrive il cda - gli impegni sottoscritti ricevuti dalla banca ammontano all’11,75% del capitale sociale, oltre a quanto comunicato dalla Malacalza Investimenti che ha dichiarato di “confermare la propria attitudine di sostegno nell’interesse della banca, del territorio e dell’azionariato tutto”». Ma l’attitudine di sostegno non è un impegno sottoscritto: è proprio su questo punto che si è consumata la frattura tra l’azionista Malacalza e il consorzio di garanzia, che per partecipare all’operazione chiede impegni scritti che al momento alcuni azionisti rilevanti, a cominciare dal primo, ancora non hanno dato. «Malacalza Investimenti - scrive ancora il cda - ha altresì dichiarato di “aver presentato istanza all’autorità di vigilanza già dal 26 ottobre 2017 per essere autorizzata a incrementare la propria partecipazione sino alla quota pari al 28%». Impegno evidentemente insufficiente, visto che il board in chiusura afferma: «Sono in fase di finalizzazione ulteriori impegni». 

 

Ieri mattina la doccia fredda su Genova, sui 56 mila piccoli azionisti e sui 4.800 dipendenti della banca è arrivata poco prima dell’apertura della Borsa. Mercoledì sera, a valle del cda, l’istituto ligure non aveva comunicato le condizioni dell’aumento di capitale da 560 milioni, architrave del rafforzamento patrimoniale chiesto da Bce, perché il contratto di garanzia con Barclays, Deutsche Bank e Credit Suisse non è stato firmato: «Non si sono pienamente realizzate le condizioni per la costituzione del consorzio», ha ammesso Carige.  

 

Alle 9.30, un cda convocato d’urgenza dall’ad Paolo Fiorentino a Milano verificava «l’esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento e per una eventuale proroga dei termini dell’operazione di aumento». Terminato l’incontro, il consiglio è rimasto aperto e Fiorentino ha continuato a mediare tra azionisti e consorzio. Dopo che a metà pomeriggio indiscrezioni di stampa hanno rivelato che le banche non hanno concesso garanzia perché manca «il commitment formale dei grandi azionisti, la famiglia Malacalza, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli», la risposta di Malacalza Investimenti ha confermato lo scontro. La holding di famiglia che raccoglie Vittorio e i figli Davide e Mattia dichiara di aver presentato «in data 26 ottobre istanza per essere autorizzata a incrementare la propria partecipazione in Carige fino a una quota pari al 28%». Quindi definisce «sconcertante il contesto della vicenda» e conferma «la propria attitudine di sostegno», aggiungendo però che la «disponibilità di Malacalza Investimenti non può tradursi in una impropria supplenza della funzione del consorzio di garanzia». 

 

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