La crisi infinita dei Los Angeles Clippers, e lo stop di Gallinari si allunga

AFP


Pubblicato il 21/11/2017
Ultima modifica il 21/11/2017 alle ore 08:21

Tre settimane senza vittorie sono più che sufficienti per far scattare l’allarme: i Los Angeles Clippers perdono anche a New York (107-85) rimediando il nono rovescio consecutivo, che vale il terzultimo posto nella Western Conference. E alle cattive notizie provenienti dal campo, si aggiungono quelle legate all’infermeria: Danilo Gallinari, fermo da sette partite per problemi all’anca e al gluteo, rischia di saltare altri tre match. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, all’azzurro dovrebbe servire un’altra settimana per il recupero, puntando al rientro contro Utah, il 30. Una situazione complicata per chi sognava di mantenersi nell’eccellenza della Nba, viaggiando a ridosso delle big come Golden State e Houston ad Ovest, Boston (giunta a 16 successi consecutivi grazie ai 47 punti di Kyrie Irving a Dallas) e Cleveland contando anche l’altra conference.  

 

Salto indietro  

Con Gallinari, i Clippers avevano vinto cinque partite su nove, senza di lui è arrivato un emblematico 0-7. Questo, anche se l’ex milanese non ha ancora mostrato il proprio miglior volto a Los Angeles, dove Danilo ha viaggiato a 12.8 punti e meno del 36% al tiro, medie sensibilmente inferiori a quelle della propria carriera Nba (15.3 punti e il 42% su azione).  

Senza Gallinari viene a mancare anche uno dei pochi giocatori in grado di generare soluzioni e vantaggi dal palleggio, perché il reparto esterni dei Clippers è senza dubbio uno dei più poveri dell’intera Lega. Coach Doc Rivers ha perso Chris Paul, JJ Redick e Jamal Crawford in estate, in più ha potuto contare su Milos Teodosic soltanto nelle prime due uscite stagionali. In questo modo sono venute a mancare la creatività e la pericolosità dal perimetro, dove Lou Williams (che sfiora i 18 punti a partita) è essenzialmente uno stoccatore, mentre Austin Rivers - figlio di coach Doc - non ha il talento per una responsabilità come l’eredità di Paul, e l’1-9 al tiro di New York non è che l’ennesima conferma dei suoi limiti. Senza contare che lo stesso Patrick Beverley, rientrato dopo cinque gare di stop, non ha peso sull’attacco.  

 

Senza cuore  

Il problema è che a New York, contro i Knicks che non battevano i californiani da oltre cinque anni, manca anche chi dovrebbe essere una certezza: Blake Griffin, reduce dal rinnovo da 172 milioni di dollari, viene irretito da Kristaps Porzingis (25) nel confronto diretto. Griffin chiude con 6-18 al tiro, si fa notare per un fallo tecnico ed esce per sei falli a metà quarto periodo. “In questo momento sembriamo peggio di ciò che siamo effettivamente” dice Rivers. “Basta una situazione negativa e tutto implode, non abbiamo capacità di reazione. Siamo tornati a -2 dopo l’intervallo, abbiamo subito una tripla da McDermott e siamo crollati fino al -26”. Non è ciò che il miliardario Steve Ballmer, a fronte dell’ottavo monte salari della Lega, si attendeva: i Clippers hanno perso il cuore e gli equilibri. E senza Gallinari, è difficile credere all’inversione di tendenza.  

 

Risultati della notte:  

Detroit-Cleveland 88-116, Philadelphia-Utah 107-86, Orlando-Indiana 97-105, Charlotte-Minnesota 118-102, New York-L.A. Clippers 107-85, New Orleans-Oklahoma City 114-107, Memphis-Portland 92-100, Milwaukee-Washington 88-99, Dallas-Boston 102-110 dts, San Antonio-Atlanta 96-85, Sacramento-Denver 98-114 

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