Appello di 75 Premi Nobel per il ricercatore condannato a morte in Iran

Ha firmato anche l’attivita Shirin Ebadi, costretta a lasciare il suo Paese

Ahmadreza Djalali, il ricercatore di 46 anni dell’Università del Piemonte Orientale condannato a morte a Teheran


Pubblicato il 23/11/2017
Ultima modifica il 23/11/2017 alle ore 17:59
NOVARA

Grandi scienziati che hanno fatto la storia della medicina, della fisica e della chimica, scrittori e anche l’avvocato e attivista iraniana Shirin Ebadi: 75 Premi Nobel hanno firmato un appello per la liberazione di Ahmadreza Djalali, il ricercatore di 46 anni dell’Università del Piemonte Orientale condannato a morte a Teheran con l’accusa di essere una spia del Mossad. La petizione è stata spedita all’ambasciatore Gholamali Khoshroo, a capo della missione iraniana alle Nazioni Unite, e chiede che «le autorità iraniane consentano ad Ahmadreza di tornare a casa da sua moglie e dai suoi bambini e di continuare la sua ricerca a beneficio di tutta l’umanità».  

 

 

Djalali è stato arrestato il 25 aprile del 2016 mentre si trovava in Iran su invito dell’Università di Teheran per un convegno dedicato alla medicina dei disastri, specialità in cui il medico lavorava da tempo. Era rientrato da pochi mesi a Stoccolma, dove vivono la moglie Vida e i due figli, dopo tre anni passati a Novara al Centro di ricerca sulla medicina dei disastri, eccellenza internazionale che collabora con organismi internazionali tra cui le Nazioni unite, l’Oms e varie ong. Per mesi non si è saputo niente di lui e solo alla fine del 2016 è stata resa nota la sua detenzione nella famigerata prigione di Evin e la minaccia di una condanna a morte per spionaggio.  

 

LEGGI. La difesa di Djalali dal carcere di Evin: «Ho rifiutato di fare la spia»  

 

I colleghi e amici dell’Università del Piemonte Orientale si sono subito mobilitati per la sua liberazione lanciando una campagna internazionale che ha raccolto oltre 200 mila firme in tutto il mondo, Amnesty ha mosso un’azione urgente in sua difesa e i Governi di Italia, Svezia e dell’Unione europea hanno fatto passi diplomatici ufficiali. Il 21 ottobre il tribunale di Teheran ha pronunciato la sua condanna a morte. Nei giorni successivi a «La Stampa» è arrivato un documento da una fonte anonima che riporta una lettera scritta da Djalali ad agosto in cui il medico racconta di essere stato arrestato perché ha rifiutato di diventare una spia per i servizi segreti iraniani. 

 

 

LEGGI. Ecco il testo dell’appello dei 75 Premi Nobel  

 

Anche questo documento è stato citato nella loro lettera dai 75 Premi Nobel. Sono scienziati, economisti e letterati che hanno ricevuto il riconoscimento negli ultimi quarant’anni: il più «risalente» è datato 1977 ed è stato attribuito a Roger Guillemin, scienziato francese di 93 anni che studiò gli ormoni dell’encefalo, ma hanno firmato anche i vincitori 2017 per la medicina Michael Young, Barry Clark Barish per la fisica e Joachim Frank per la chimica. Nell’elenco dei 75 nomi prestigiosi figurano quelli degli scrittori Jean Marie Gustave Le Clezio, J.M. Coetzee, Herta Muller e Wole Soynka e della pacifista Shirin Ebadi, prima iraniana e prima donna musulmana a essere stata insignita del Nobel. La sua firma ha un significato speciale: era un magistrato ma dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 fu costretta, come tutte le donne giudice, ad abbandonare la toga e nella sua successiva attività di avvocato ha seguito casi di liberali e dissidenti. 

 

 

 

 

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