Boldrini: “Contro la violenza bisogna metterci la faccia”

Domani alla Camera un’iniziativa unica per la Giornata contro la violenza sulle donne: Montecitorio si apre alle vittime e alle attiviste: “Erano previste 630 presenze, ma sono arrivate talmente tante domande che siamo arrivati a più del doppio”.
ANSA

La Presidente della Camera Laura Boldrini


Pubblicato il 24/11/2017
Ultima modifica il 24/11/2017 alle ore 11:34

“Presidente come si fa ad accreditarsi?”, chiede sul profilo Instagram di Laura Boldrini una ragazza nata nel 1992. Continuano ancora in queste ore le richieste per partecipare alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si terrà domani alla Camera. “Ho deciso di aprire l’Aula di Montecitorio solo alle donne. Ed erano previste 630 presenze perché tanti sono gli scranni in Aula - ci dice la Presidente Boldrini - ma sono arrivate talmente tante domande che siamo arrivati a più del doppio. Abbiamo allestito maxischermi nelle altre sale in pratica non ci sarà in tutta Montecitorio neanche un posto vuoto”. 

 

Presidente, chi sono queste donne?  

«Sono sopravvissute a femminicidi, vittime di cyberbullismo, donne che hanno visto uccidere il proprio figlio per vendetta, madri di ragazze che non ci sono più. Ma anche attiviste dei centri , donne che non delegano ad altri la battaglia contro la violenza di genere . Madeleine Albright diceva che “c’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne”. E io sono assolutamente d’accordo con lei. Insomma, non basta appartenere al genere femminile, bisogna anche impegnarsi, essere consapevoli e metterci la faccia». 

 

Cosa risponde a chi dice che in questo modo si mette l’accento sulla vittimizzazione delle donne?  

L’evento organizzato alla Camera, “#Inquantodonna, va nella direzione opposta. Ci saranno donne che non accettano il vittimismo e che vogliono essere ascoltate per la loro storia di riscatto. Verranno in massa per dire al Paese: “Noi ci siamo, non potete ignorarci!”.  

 

La legislatura è al termine, cosa si è fatto e cosa non si è fatto per le donne?  

Ci sono i gesti simbolici e ci sono le leggi. Se apre la finestra del mo studio c’è un drappo rosso, dal giorno in cui Sara Di Pietrantonio venne uccisa. Ho voluto così aderire ad un’iniziativa di mobilitazione scaturita dall’indignazione sollevata dal suo femminicidio. E ogni 8 marzo abbasso a mezz’asta la bandiera di Montecitorio in segno di lutto. Sono gesti simbolici, come quello di aprire per la prima volta l’aula della Camera alle sole donne, che ho voluto fare quest’anno fatto per ribadire la centralità del tema. Quanto alle leggi: il primo atto parlamentare della legislatura è stato la ratifica della Convenzione di Istanbul, secondo cui la violenza sulle donne non è un fatto privato, ma è violazione dei diritti umani. Alla Convenzione è seguito il decreto sul femminicidio con una serie di norme penali e di procedura penale a protezione delle donne. Lo stesso provvedimento ha stanziato i fondi per i centri e il piano antiviolenza. Non nascondo che ci siano ancora spazi per migliorare le norme, in particolare mi riferisco stalking. Non può essere certo un reato estinguibile con il cosiddetto “equo indennizzo”. Ma stiamo correndo ai ripari. Il problema è però ancora culturale, e questo va oltre le leggi. Bisogna contrastare l’idea di una donna oggetto, proprietà dell’uomo, e la confusione tra violenza e amore: la violenza è non amore.  

 

Cosa manca alla politica italiana?  

Quello che rimprovero ai politici è di non spendersi abbastanza: quando c’è un caso di femminicidio non devono essere solo le politiche a reagire, quando c’è un problema di occupazione femminile non è “una roba da donne”, perché va a svantaggio dell’intero Paese. Così come non è “una roba da donne” occuparsi delle carenze del nostro welfare. Se i politici non capiscono che è anche loro responsabilità occuparsi di queste questioni, finiranno per frenare la società.  

 

Perché secondo lei la sinistra non riesce a fare della politica in favore delle donne una bandiera?  

Perché il modello di sviluppo che viene seguito è datato, non c’è la dovuta attenzione ai modelli economici contemporanei in cui le donne, invece, hanno ruoli centrali. Se in Italia solo il 49% delle donne lavora, e poi ha stipendi più bassi rispetto agli uomini, non c’è da meravigliarsi che la società non evolva. E così si fa un torto al Paese. E poi non c’è un’opinione pubblica femminile capace di fare sufficiente pressione. Ci si accontenta, e questo non aiuta. 

 

Ci vuole più militanza?  

Sì ce ne vuole di più e ci vuole anche più assertività. E non bisogna mai pensare che femminismo sia una cosa del passato. Le donne sono il 51% della popolazione, devono pretendere di contare.  

 

Troppe poche donne in politica?  

Sì, troppo poche. E troppi pochi uomini che sostengono la causa. Il presidente della Repubblica Mattarella è molto impegnato in questo senso, come anche il presidente Grasso. All’estero è diverso: in Canada ad esempio c’è un primo ministro che si dichiara femminista. Durante la mia visita in quel Paese mi hanno regalato una felpa con la scritta “je parle feministe”, era molto grande, e sa perché? Perché era una felpa da uomo. Chissà quando cominceranno a venderle anche i negozi da uomo in Italia… 

 

La politica italiana è più misogina o più arretrata culturalmente?  

Come definisce un politico che porta una bambola gonfiabile sul palco e la paragona alla presidente della Camera (Salvini, ndr)? O un altro che scrive sul suo blog “Che faresti alla Boldrini in macchina” (Grillo, ndr)? …  

 

Continua a denunciare gli insulti e chi diffonde fake news sul suo conto?  

Sempre, e da quando denuncio il numero degli insulti e delle minacce è diminuito. Da leoni da tastiera sono diventati improvvisamente conigli in fuga. 

 

La Presidente Boldrini ha un partito in cui si riconosce?  

Sono refrattaria alle appartenenze, ma penso che bisogna unire le forze .. Non so ancora tutto questo che forma prenderà. Però so che domani a Montecitorio saremo in tante. E se si ascoltano i bisogni delle persone e si condividono i valori si crea empatia. Questo per me è fare politica.  

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