Guida per mamme con figli rap-dipendenti

Dalle rime di Sfera Ebbasta e Tedua a quelle di Ghali e Shade: un viaggio (con qualche consiglio) nel mondo musicale amato dagli adolescenti

Da sinistra Izi, Laioung e Tedua


Pubblicato il 30/11/2017
Ultima modifica il 30/11/2017 alle ore 09:12
torino
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Se vostro figlio non ascolta altro che Tedua, Izi, Sfera, Ghali, un motivo c’è. E anche se voi, magari, non capite esattamente quale sia, non disperate. Prima di tutto toglietevi dalla testa i soliti pregiudizi da mamma, quelli che vi fanno apparire “vecchie” agli occhi di un adolescente. Il rap non è solo droga, sesso e volgarità. Non è un accumulo di rime con parolacce e poco più. Il rap è un’arte, spesso provocatoria e cruda, ma pur sempre un’arte. Per farvela facile: paragonate le strofe di una canzone ai film più violenti di Tarantino, dove gli schizzi di sangue dipingono le scene come fossero quadri, e avrete (spero) le idee più chiare sulla forza artistica di questo genere musicale.  

 

È importantissimo sapere che c’è rap e rap. Ultimamente va molto di moda la trap (un mix di rap e musica elettronica), ma ci sono anche sound diversi, diciamo più vecchia scuola. Per favore, se non volete perdere punti agli occhi di vostro figlio, non dite “il” trap, ma “la” trap. Se, invece, volete fare colpo, magari invece di vecchia scuola usate il termine old school o ancora meglio golden age (insomma l’età d’oro dell’hip hop). Ma veniamo alla musica. Per immergervi nel meraviglioso mondo del rap iniziate da Ghali, rapper milanese di origini tunisine, cresciuto in otto quartieri diversi «con mamma bidella e papà in una cella».  

 

 

Dovete, inoltre, avere un’idea di Sfera Ebbasta e del suo produttore di fiducia Charlie Charles (una sorta di re Mida della scena, perché trasforma in successi tutti i pezzi che tocca). Sfera, vero nome Gionata Boschetti, è di Cinisello Balsamo, a due passi da Milano. Si è fatto notare con tracce come BRNBQ, ovvero Bravi ragazzi nei brutti quartieri (gli acronimi vanno molto nel rap), dove racconta la vita di periferia, tra panchine e parchetti.  

 

 

Gli artisti più originali, però, vengono senz’altro da Genova, che nell’ultimo periodo si è trasformata in una vera fabbrica di talenti. Due su tutti: Tedua e Izi. Il primo ha catturato l’attenzione con il mixtape Orange County e ora sta per pubblicare il suo album di debutto (di cui è uscito il singolo La legge del più forte). Tedua drilla (o per dirla con una sua rima «è più drill - ndr sottogenere della trap - di Rafiki il mandrillo». Diciamo che quando lo ascolterete vi sembrerà andare fuori tempo anche se in realtà non è affatto così. Lo so, siete perplesse. Magari vi starete pure chiedendo che c’entra il mandrillo. Ma una volta compresa la strofa, converrete di certo che è geniale. Si tratta di un gioco di parole (i rapper li adorano): mandrillo, ovvero man staccato drillo, ovvero l’uomo drill. Dunque Tedua è più drill dell’uomo drill, insomma è il “re” della drill.  

 

 

Ma passiamo al secondo artista: Izi, vero nome Diego Germini. A quindici anni per mantenersi lavora in una fattoria non lontano da Cogoleto, paesino in cui è cresciuto. A diciassette scappa di casa: dorme in stazione e perfino sui tetti. La vita di Izi - prima che il rap diventasse un lavoro - è stata un susseguirsi di tribunali, assistenti sociali e psicologi. Il suo passato e il diabete, malattia con cui convive fin da piccolo, sono i “mostri” che prendono forma nelle sue canzoni.  

 

 

Infine c’è Laioung con la sua RRR Mob (si pronuncia tripla erre). Madre della Sierra Leone e padre pugliese, il giovane rapper e produttore è diventato il simbolo delle seconde generazioni. Giuseppe Bockarie Consoli, questo il suo vero nome, è un filosofo da marciapiede, cresciuto con i Led Zeppelin, Prince, Ray Charles, Ludacris. Ma anche con Pino Daniele e Bocelli, a cui nell’album Ave Cesare dedica due omaggi. Laioung è il collante della RRR Mob, il collettivo interamente composto da ragazzi di seconda generazione, meticci o figli di immigrati. Ne fanno parte Isi Noice, nato a Casablanca e cresciuto a Torino, l’italo-senegalese Momoney, e il marocchino Hichy Bangz, arrivato diciassette anni fa in Spagna con la zia, dopo essere sfuggito ai controlli doganali. Tutti volti nuovi, che rappresentano il futuro, della musica e dell’Italia.  

 

 

Nella scena rap, comunque, ci sono infinte sfumature. Ci sono le rime serrate di LowLow, quelle senza filtri di Mostro, quelle “glam” della Dark Polo Gang, quelle ironiche di Shade (da non perdere l’ultimo tormentone estivo Bene ma non benissimo). Ci sono, poi, perfino voci femminili. Quindi provate a domandare a vostro figlio (o figlia) se ascolta anche le femcee - ovvero donne rapper e freestyler -, se conosce l’italianissima Priestess oppure l’americana Kodie Shane. E se volete stupirlo puntate sull’America e sfoderate i nomi di Lil Uzi Vert, Logic, Lil Pump, Post Malone, Rich Homie Quan. Impronunciabili? In fondo, né più né meno di Beatles.  

 

 

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scritto da: Alice Castagneri a Torino TO
argomenti: musica 
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