Istat: i redditi tornano a salire, ma cresce anche l’incubo povertà

Secondo l’Istituto di statistica sono diciotto milioni gli italiani che vivono in condizioni di rischio
ANSA


Pubblicato il 06/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 07:40

Nel 2015 le famiglie italiane hanno beneficiato di una «significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto» che però è andata di pari passo con «un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale». I dati diffusi dall’Istat dicono che il reddito netto medio annuo per famiglia (i dati fanno riferimento al 2016) è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014). La crescita è più marcata per il quinto più ricco della popolazione, concentrata nella fascia alta dei redditi da lavoro autonomo (in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione). Il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e il reddito del 20% più povero è aumentato: da 5,8 a 6,3 volte.  

 

Si stima che nel 2016 il 30% delle persone residenti in Italia fosse a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta di oltre 18 milioni (esattamente 18.136.663) di italiani: l’anno precedente la quota era al 28,7%. Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), sia quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%). Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro riguarda invece un quarto della popolazione (25,1%).
 

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