Ivano Fossati dopo cinque anni torna sul palco: “A Novara vi racconto il mio amore per Gershwin”

Il cantautore venerdì 22 dicembre al Teatro Coccia con l’Orchestra sinfonica di Mantova

Ivano Fossati al Teatro Coccia di Novara sarà la voce narrante di «Gershwin in love»


Pubblicato il 21/12/2017
Ultima modifica il 22/12/2017 alle ore 11:01
novara

La sua banda adesso è un’orchestra sinfonica. E non suona il rock ma Gershwin. Ivano Fossati torna sul palco («Sì, da narratore») per raccontare la vita dell’artista americano morto a 39 anni nel 1937 e che ha lasciato capolavori senza tempo, a partire da Summertime.  

 

Gershwin in Love è uno spettacolo inedito, un’esclusiva - «per ora, vedremo» sussurra il cantautore - prodotta dal Teatro Coccia di Novara. Domani sera (venerdì 22 dicembre) Fossati farà, e sorride mentre lo dice, «il disturbatore tra brani classici e popolari insieme. Immensi. L’idea è stata della direttrice artistica del Coccia, Renata Rapetti». Lei confessa: «Non osavo quasi comporre il numero di Ivano». Lui: «Solo un pazzo avrebbe detto no. Ho lavorato con grande cura: dietro c’è un amore antico. Comprai il primo disco di Gershwin a 17 anni. Raccontarne la vita straordinaria, e con sessanta musicisti alle spalle, è una doppia felicità. Un grande onore. C’è tanto da dire su questo artista: una sera sola non basta. Torno sul palco dopo un po’ di anni, dal 2012. Forse all’inizio avrò il terrore di una volta. Ma sono così curioso di vedere come verrà che vorrei farlo già adesso». In sala sono in corso le prove con la Sinfonica Mantovana, il direttore Daniele Agiman, Leonardo Zunica al piano e il soprano Alexandra Zabala. 

 

 

Fra tanti altri addii alla musica e ai tour, Fossati puntualizza: «Continuo a fare il mio mestiere ma cambio sguardo e orizzonti. Sono sempre autore e produttore. Ho detto stop ai concerti. E non mi annoio. Viaggio con mia moglie. Ho il piacere di tenere il laboratorio all’Università di Genova sull’industria della produzione musicale: non è per “fare i cantanti” ma per lavorare dietro e dentro la musica. Esperienza bellissima con ragazzi svegli. Imparo anch’io da loro». Forse tra loro ci sono i Fossati o De André del futuro: «Sono giovani meravigliosi, chissà. Sento di lasciare una bella traccia. Mi piace quando mi cercano. Ho lavorato con Noemi e Mengoni: mi sono divertito molto. Sono artisti non ancora nella fase del “sapere tutto”. La musica si fa anche con umiltà e fatica». Per Sanremo Giovani, due anni fa, ha composto «il decalogo per chi vuole scrivere canzoni». Domanda d’obbligo: e i talent? Telegrafico: «Un affare anzitutto per la tivù». 

 

 

UBEBOC

 

«Baglioni al posto giusto»

Tivù è anche Sanremo: che cosa direbbe a Baglioni, capitano coraggioso al timone del festival? «Che forse, per una volta, c’è la persona giusta al posto giusto. Artista e uomo corretto. Se c’è qualcuno che può cambiare con autorevolezza Sanremo, ormai polveroso, è lui. Quando l’ho saputo, ho detto: “Una bellissima notizia”». Fra tante, attorno, sempre meno positive. La sua Canzone popolare scandì una fase politica: oggi la riscriverebbe? «Non nacque “politica”. L’ho detto anni fa e confermo: forse non l’avrei fatta, sapendo com’è andata poi. E soprattutto, oggi, sconsiglierei vivamente a chiunque di scriverne una». 

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