Fassino: “Il bilancio fasullo Fondazione del Libro? Non ho influito perché non c’ero”

L’ex-sindaco con Antonella Parigi in procura: “Mai mi sono occupato di bandi”
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L’assessora Parigi è stata interrogata ieri mattina assistita dai suoi legali: Fulvio e Nicola Gianaria, nella foto all’uscita da Palazzo di Giustizia


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 08:01

Tredici presunti falsi nel solo bilancio 2015 (tecnicamente «falsi in atto pubblico») per un totale di 2,3 milioni di euro di voci «sospette» che rappresentano poi circa il 40% dell’intero documento economico-programmatico della Fondazione del Libro. La procura li contesta - anche - a Piero Fassino ex sindaco di Torino e all’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi nell’ultimo filone di indagine sul Salone.  

Precisamente 1,3 milioni dalla sovrastima del marchio e un altro milione condensato in 12 voci avrebbero garantito l’equilibrio dei conti. Ma con un falso secondo i magistrati. Tra crediti «discutibili» o solo parzialmente esigibili.  

Sarebbero state inserite per ridurre «il reale patrimonio netto negativo a 481.700 euro da 2,8 milioni di euro» quale realmente era. E alla riunione di pianificazione di questo presunto - falso - bilancio avrebbero preso parte entrambi. Era l’11 novembre del 2015.  

 

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Ieri Fassino e Parigi sono stati interrogati dal magistrato che coordina l’inchiesta (Gianfranco Colace) insieme all’aggiunto Enrica Gabetta. Quattro ore e quaranta minuti a testa di confronto con gli inquirenti. 

Fassino, assistito dal legale Carlo Federico Grosso, si è difeso: «A quella riunione di novembre 2015 presso la sede della Compagnia di San Paolo a cui (secondo la procura) avrei partecipato concorrendo a dettare le direttive per la redazione del bilancio 2015 del salone del Libro, non ho mai partecipato. Anzi ne ho appreso l’esistenza leggendo il capo di imputazione». Ergo: «Non posso aver inciso su quelle scelte». Quel giorno - spiegano i fedelissimi - Fassino era in consiglio comunale. 

L’assessore Parigi, difesa dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, ha aggiunto: «Alla riunione in compagnia di San Paolo c’erano 15 persone, non é successo niente». Come dire: nessuna pressione per approvare il bilancio.  

 

LE INTERFERENZE POLITICHE  

Eppure la procura è convinta che le interferenze politiche ci siano state, le contesta nell’avviso di garanzia e prosegue con le indagini che si concentrano anche sulla presunta - doppia - turbativa d’asta che richiama in causa i due indagati eccellenti. 

La prima nell’affidamento della gestione del Salone alla Gl Events: nel 2015, senza gara d’appalto. La seconda - l’anno successivo - con un bando cucito su misura - secondo il pm e i carabinieri della polizia giudiziaria - per il triennio 2016-2018 sempre a Gl Event. Sono altri 5 gli indagati su questo nodo della vicenda.  

Parigi ha spiegato che «sono stati forniti tutti gli elementi, abbiamo ripercorso data per data le varie fasi della vicenda che è sicuramente complicata». A chi le ha chiesto se avesse intenzione di dimettersi ha risposto: «L’avviso di garanzia è un atto dovuto. Se tutti coloro che lo hanno ricevuto dovessero lasciare rimarrebbero ben pochi amministratori a disposizione».  

 

«NESSUN INTERVENTO»  

Fassino ha cercato di chiamarsi fuori su entrambi i fronti: «Nel 2015 non c’è stato da parte mia alcun intervento volto a condizionare le scelte del cda. Mi sono limitato a evidenziare la necessità che ogni soluzione esperita assicurasse il mantenimento degli alti standard qualitativi acquisiti nel corso degli anni dalla manifestazione e sottolineando che in ogni caso le soluzioni prescelte fossero confortate sul terreno giuridico dai necessari pareri legali». 

Sulla seconda presunta turbativa d’asta che affidò sempre a Gl Event la gestione del Salone per tre anni: «Non mi sono mai occupato dei contenuti e dei dettagli del bando di gara considerandolo ovviamente materia del cda della Fondazione». La difesa dell’ex sindaco si fonda sulla convinzione «che l’unica finalità è stata sempre la tutela dell’interesse della città e il miglior andamento del salone del Libro garantendo alla Fondazione le risorse finanziarie necessarie in grado di assicurare continuità, qualità e successo della manifestazione». Gli indagati complessivi sono trenta.  

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