Una nuova causa a Grillo-Casaleggio, se perdono rischiano il simbolo


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 14/01/2018 alle ore 17:17

Un’associazione, «MoVimento Cinque Stelle», nata nel 2009. Una seconda, «Movimento Cinque Stelle» (con la v minuscola), nata il 14 dicembre 2012 per risolvere i problemi giuridici della prima, con solo tre iscritti (Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi). Infine una terza, varata a cavallo del 31 dicembre 2017, in piene feste, nel momento di minor rumore mediatico possibile, per cercare di risolvere - rilanciando su un piano più alto - tanti problemi derivanti, soprattutto a Grillo, da: cause, diritti negati agli iscritti (secondo alcuni tribunali), possibili risarcimenti danni da pagare, problemi gravi nella gestione e mancata tutela dei dati personali. 

 

Ora però, nel groviglio giuridico su cui è costruito il Movimento, che La Stampa fu la prima a scoprire, s’inserisce una nuova, ferale puntata: un gruppo di iscritti alla prima associazione fa causa reclamando l’uso del simbolo e del nome M5S. Chiedono al tribunale di Genova «la nomina di un Curatore Speciale dell’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 che agisca per la tutela dei diritti dell’Associazione del MoVimento 5 Stelle costituita nel 2009 e di quanti in essa si riconoscono». 

 

L’avvocato che li difende sarà ancora Lorenzo Borrè. Borrè fu scelto da Roberto Motta - storico attivista M5S romano, il primo ribelle a lanciare questa rivolta contro la Casaleggio (quella che lui chiama «la rivolta di una sporca dozzina di attivisti, che ci avevano creduto»), vincendo la sua causa. La causa odierna, per simbolo e marchio, è di un neonato comitato di iscritti, coordinato da Cristina Grancio, altra militante romana. Giuridicamente il punto è: sono Grillo e Davide Casaleggio gli scissionisti che usurpano simbolo e nome di un’altra associazione? 

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