La ricciola marinata gioca con la mela nel mare affumicato

Il ristorante Civico 16 è in via Fratelli Calandra 16


Pubblicato il 14/01/2018
Ultima modifica il 14/01/2018 alle ore 10:58
TORINO

Direi che il pranzo di giovedì scorso al Civico 16 (ristorante aperto a giugno dell’anno scorso al fondo di via Calandra) è stato uno dei pranzi con il miglior rapporto qualità-prezzo degli ultimi tempi. In più in un luogo dall’eleganza minimal dai toni grigi e neri oggi di moda dove chi ti serve non se la tira più di tanto, ma è in grado di consigliarti il vino giusto per i piatti che ti sta proponendo. Ottimo rapporto qualità prezzo perché a pranzo c’è un menu fisso a 15 euro di tre portate, e giovedì tutte e tre erano di pesce.  

Nulla di stratosferico (a quel prezzo non puoi certo pretenderlo), ma piatti non banali e realizzati con intelligenza giocando su pochi ingredienti ben accostati, senza fare troppi pasticci come purtroppo succede sovente. Si parte con ricciola marinata al the affumicato e insalata di mele, dove senti piacevolmente sia il mare sia l’affumicatura e la mela gioca bene il suo ruolo (peccato per l’ingenuità, lo chef ha 25 anni, di quello sgorbio con il balsamico che vorrebbe essere decorativo ma che oggi in un piatto non si può proprio vedere). Poi arrivano le linguine al rombo e peperoni dolci, dove la prima cosa che apprezzi è la cottura perfetta delle linguine, e il mix di rombo e peperoni funziona. Meno risolto il branzino in crosta di patate, perchè le patate avrebbero dovuto cuocere leggermente di più e il branzino leggermente di meno (io a casa ho rinunciato a fare i pesci in crosta, perché non ci piglio mai con i tempi).  

Ma c’è da dire che il tocco in più del pepe agrumato di Sichuan fa risalire le quotazioni del piatto, così come il piccolo giardinetto di ortaggi di stagione su crema di topinambour che l’accompagna. La carta dei vini non è molto ampia ma si difende bene. Ho chiesto cosa avevano a calice e chi serviva mi ha consigliato Na Punta di Franco Conterno, un brut metodo classico da uve nebbiolo, che si è rivelata una scelta azzeccatissima (l’han messo a 6 euro: di recente mi è capitato in ristoranti ben più importanti di vedermi consigliare a 10 euro - o più - vini che non c’entravano nulla o quasi con quel che stavo per mangiare). Come si suol dire una rondine non fa primavera, per cui voglio tornare a cena una sera per capire se è stato un caso o se ci troviamo davanti a una nuova promessa della ristorazione torinese. 

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