Eroina a basso costo, è allarme anche nel Biellese: “Il consumo di droga aumenterà”

Nel 2018 anche la provincia laniera invasa dall’eroina afgana a prezzi stracciati. Il Servizio tossicodipendenze: «A rischio i ragazzi dai 15 anni”
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Pubblicato il 14/01/2018
biella

L’eroina sta tornando, o forse non se n’è mai andata. A lanciare l’allarme per un possibile aumento esponenziale nel consumo di questo tipo di droga è il direttore del SerD Lorenzo Somaini. «Nel 2018 anche il Biellese rischia di venire invaso da una partita di eroina a basso costo, il che porterebbe a una recrudescenza del consumo. Si tratta di un fenomeno che sta interessando tutta l’Europa. A Milano già si vendono dosi da 0,25 grammi a 5 euro, ed è inevitabile che l’onda lunga raggiunga tra breve anche noi, andando a influire su una situazione che negli ultimi anni ha visto restare stabile il numero dei consumatori di stupefacenti». A far crollare il prezzo dell’eroina è l’aumento delle piantagioni di oppio in Afghanistan. «Nel 2017 la produzione è in pratica raddoppiata, superando le 9 mila tonnellate. Ovviamente si tratta di un prodotto che non può essere stoccato e quindi verrà immesso tutto in una volta sul mercato mondiale». 

 

FENOMENO PREOCCUPANTE  

La disponibilità di eroina potrebbe invogliarne l’utilizzo da parte di ragazzi a partire dai 15 anni: lo conferma un’inchiesta del Cnr, che registra anche un ritorno ancora più preoccupante della pratica di iniettarsela. Attualmente i numeri del fenomeno sono ancora contenuti, le statistiche diffuse dall’istituto epidemiologico, che, conferma Somaini, rispecchiano in proporzione abbastanza fedelmente anche la situazione biellese, dicono che tra gli studenti soltanto un 1,5% utilizza oppiacei, contro il 32,4% che invece ricorre ai cannabinoidi, ma anche il 3,5% che si rivolge a ketamina o painkillers. Per quel che riguarda la cocaina, se il 3,6% l’ha provata almeno una volta, soltanto lo 0,7% ne fa un uso frequente. Gli esempi di questa tendenza nel Biellese già non mancano. «Noi prendiamo in carico pazienti a partire dai 16 anni – riprende il direttore del SerD –: il problema dei giovanissimi è importante ma per il momento più legato ad altri tipi di droghe, come la marijuana. Il timore è che se invogliati a provare qualcosa di più forte non si tirino indietro, a quell’età non c’è una piena consapevolezza della pericolosità». Ai giovanissimi si affiancano pazienti che hanno superato i sessant’anni. «Le terapie farmacologiche si sono evolute soprattutto per gli oppiacei e hanno ridotto in modo significativo il numero dei decessi, quindi i pazienti restano in carico anche per molti anni». Quello che accomuna tutte le età è la voglia di sperimentare diversi tipi di droghe. «Non è più come negli anni Settanta quando avevi a che fare con il classico eroinomane, oggi praticamente tutti ricorrono a quello che chiamiamo poliabuso». La maggior parte dei soggetti in cura al SerD sono comunque consumatori di eroina anche se ad esempio la cocaina risulta molto più diffusa. «La spiegazione è semplice, per l’eroina abbiamo terapie che funzionano, per chi è dipendente da cannabinoidi o cocaina non è ancora stato attivato un protocollo specifico». 

 

MORTI AZZERATE  

L’efficienza del servizio sanitario ha praticamente azzerato il numero delle morti per overdose ma il rischio resta sempre alto. «Il principio attivo viene abitualmente sciolto in un eccipiente, operazione compiuta artigianalmente in condizioni precarie, quindi può capitare che una dose sia molto più potente di un’altra, il che mette sempre i consumatori in pericolo». E sono arrivate le prime segnalazioni di droghe ancora più pericolose. «Sta emergendo sul mercato una eroina miscelata ad altri oppiacei sintetici, come il fentanile, oppure con degli antidolorifici, il che garantisce a parità di dose un maggior apporto di principi attivi». 

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