San Antonio si gode Bertans, l’ennesimo colpo straniero degli Spurs

AP


Pubblicato il 14/01/2018
Ultima modifica il 14/01/2018 alle ore 08:25

Quando Davis Bertans vide la luce il 12 novembre 1992 - lo stesso giorno, mese ed anno di Alessandro Gentile - a sette ore di fuso orario dalla sua Lettonia prendeva il via il progetto “NBA Jam”, il videogioco che ha rivoluzionato la storia della realtà virtuale applicata alla NBA. E proprio nella notte in cui il videogame che prevedeva partite con squadre di due giocatori per parte è stato celebrato per i 25 anni, Bertans ha vissuto una delle migliori prove da quando è nella Lega.  

 

Il fratello a Milano  

Con i suoi 18 punti (e 6-7 da tre) il lettone è stato protagonista del +32 di San Antonio su Denver (112-80). Una prova con cui Bertans ha rafforzato il proprio eccellente inizio del 2018, con 12.2 punti di media e il 44% da tre in queste prime due settimane del nuovo anno. Un’ascesa coincisa, curiosamente, con il ritorno in auge del fratello maggiore Dairis a Milano, dopo un paio di mesi molto complicati.  

Il 14° successo casalingo di fila di San Antonio è stato firmato da Bertans ma anche dal rientrante Kawhi Leonard (19), il cui ritorno ha permesso a Gregg Popovich di schierare il quintetto base designato - con Leonard, Tony Parker, Danny Green, Pau Gasol e LaMarcus Aldridge - soltanto per la sesta volta in 44 partite.  

 

Gemelli diversi  

La sfida contro Denver non ha rappresentato la prima occasione in cui Leonard e Bertans sono finiti nella stessa frase. I due, infatti, sono “gemelli” sin dall’inizio delle rispettive storie NBA, visto che entrambi arrivarono agli Spurs nel 2011, in uno scambio che portò George Hill da San Antonio a Indiana. Ai tempi parve un colpo per i Pacers, visto che Hill era un solido titolare, che oggi però è confinato ai Sacramento Kings, poi Leonard è esploso diventando MVP delle Finali (2014, l’ultimo titolo degli Spurs) e Bertans si sta trasformando in un giocatore NBA fatto e finito.  

 

Bertans rappresenta il più recente colpaccio straniero degli Spurs. La lista è capitanata da Tony Parker (pescato con la 28° chiamata nel 2001) e Manu Ginobili (scelto con il 57 nel 1999), ma sarebbe sbagliato escludere il brasiliano Tiago Splitter (28 nel 2007) e persino l’ex MVP degli ultimi Europei Goran Dragic (45 nel 2008), la cui immediata cessione a Phoenix portò in Texas DeJuan Blair. Segnali evidenti di quelle prerogative che hanno permesso a San Antonio di costruire una dinastia, senza mai smarrire la competitività nell’arco degli ultimi vent’anni: competenza, conoscenza del basket europeo, buona sorte ma anche la capacità di allenare il talento, permettendo ai giocatori di sbocciare. Bertans è semplicemente l’ultimo grande esempio.  

 

Risultati della notte:  

Dallas-L.A. Lakers 101-107 dts, L.A. Clippers-Sacramento 126-105, Charlotte-Oklahoma City 91-101, Washington-Brooklyn 119-113 dts, Toronto-Golden State 125-127, Chicago-Detroit 107-105, San Antonio-Denver 112-80 

home

home

Il meglio della NBA