Guerre, donne e libertà: le nomination agli Oscar 2018 riflettono l’aria del tempo

Nell’anno del ciclone Weinstein, le donne in corsa per le statuette non potevano che essere lucide e testarde come la Frances Mc Dormand di «Tre manifesti a Ebbing, Missouri»

Frances Mc Dormand in una scena del film di Martin McDonagh


Pubblicato il 23/01/2018
Ultima modifica il 23/01/2018 alle ore 18:05

L’ombra lunga della guerra, la capacità di accettare la differenza, le donne forti che prendono in mano il proprio destino e l’amore omosessuale celebrato nel nome della tolleranza e della libertà. Le nomination agli Oscar 2018 riflettono, come ogni anno, l’aria del tempo. Quella che si respira in America, ma anche quella che tira nel resto del mondo.  

 

Se nell’«Ora più buia» di Joe Wright e in «Dunkirk» di Christopher Nolan, tutti e due dominati dalla figura di Winston Churchill (anche quando non è in scena, come nel film di Nolan), campeggia il concetto della resilienza, la spinta a trasformare le sconfitte in motivo di rinnovato orgoglio, nella «Forma dell’acqua», ambientato durante la Guerra Fredda, un uomo-pesce in fuga dagli esperimenti di scienziati ottusi e malvagi, simboleggia la potenza della diversità e l’imperativo di accoglierla, perchè solo così è possibile migliorare gli altri, cominciando da se stessi.  

 

Nell’anno del ciclone Weinstein, le donne in corsa per le statuette non potevano che essere lucide e testarde come la Frances Mc Dormand di «Tre manifesti a Ebbing, Missouri», come la studentessa stravagante (Saoirse Ronan) di «Lady Bird», come l’editrice Meryl Streep di «The Post». Gli uomini, compreso il maniacale Daniel Day-Lewis del «Filo nascosto», nell’ultima prova davanti alla macchina da presa, gareggiano, quest’anno, solo in attesa di vedere sul palco Gary Oldman, letteralmente trasformato in un’altra persona, per raccontare bene al mondo com’era, nel pubblico e nel privato, l’uomo che mutò le sorti della seconda guerra mondiale.  

 

L’italia gareggia con i suoi marchi vincenti. Nelle quattro nomination all’outsider Luca Guadagnino, autore di «Chiamami con il tuo nome», c’è tutto l’amore americano per le nostre campagne assolate, per le antiche e nobili ville di bertolucciana memoria, per gli incantati centri storici dei piccoli paesi d’arte. E ancora una volta, nel solco della tradizione, viene premiato, con la candidatura della friuliana Alessandra Querzola, nella categoria Production Design, per «Blade Runner 2049», l’artigianato italiano nella sua forma più alta. Dopo l’edizione 2017, tutta anti- Trump e in favore degli autori di colore, quella del 2018 si annuncia come un inno militante alla riscossa. Dei deboli, dei molestati, degli sconfitti e di tutti quelli che, combattendo, ritrovano la forza di andare avanti.  

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