Da Torino a Capo Nord, la sfida sui ghiacci in moto verso l’aurora boreale

Emilio Cataldi (30 anni) e Alessandro Broglia (32) all’arrivo a Capo Nord


Pubblicato il 10/02/2018
Torino

Un’emozione che lascia senza parole, che ti avvolge e non si stacca più di dosso. E’ questo l’effetto che fa l’aurora boreale, ancor di più se per arrivare al suo cospetto - in Norvegia - hai dovuto percorrere quasi cinquemila chilometri in moto e altrettanti te ne spettano per tornare a casa e convincerti che tutto quello che hai vissuto è stato reale. E forse irripetibile. 

 

Alessandro Broglia ha 32 anni ed è un esploratore dalla nascita. Importa a Torino ostriche e frutti di mare e la moto gli ha permesso di girare mezzo mondo, dall’Isola di Man alla Cappadocia passando per Dakar. Emilio Cataldi di anni ne ha 30, è ingegnere e per lui la moto è una sfida col cronometro e con se stessi.  

 

Insieme sono partiti lo scorso 30 dicembre da Baldissero, sulla collina torinese, con un obiettivo: sfidare il freddo, la neve, il ghiaccio (e il buio) sino a Capo Nord e ritorno. Quasi diecimila chilometri attraverso 12 nazioni in 15 giorni, a bordo di due Enduro per raggiungere «una delle mete più ambite dai motociclisti, ma nella stagione più affascinante che esista e in totale autonomia, moka inclusa», racconta Alessandro. 

 

Se il loro sogno si è trasformato in realtà è stato grazie «a chi ha creduto in noi, regalandoci un’incredibile avventura»: si tratta di Bomboogie e Ducati Torino, che «ci hanno finanziato e prestato le moto, che dovremo restituire a malincuore», confessa Alessandro.  

 

Due realtà che hanno sposato a pieno la missione e lo spirito dei motociclisti piemontesi, a partire proprio dal brand di abbigliamento della torinese Space 2000, perché «Bomboogie è azione a visibilità ridotta. Ideato per persone ordinarie con qualcosa di speciale e straordinario dentro, persone che vivono i loro sogni», proprio come Alessandro ed Emilio, afferma l’ad Manuele Musso. 

 

Ogni tappa è stata intensa. E i due avventurieri hanno dovuto fare i conti con pochissime ore di luce e distese di ghiaccio, scalfite metro dopo metro dai 300 chiodi montati sugli pneumatici. All’andata sono arrivati in Svezia passando dal ponte Øresund e hanno seguito i fiordi sino al porto di Bodo, destinazione isole Lofoten. Da qui hanno raggiunto la Terra Promessa, Capo Nord, dove fra l’8 e il 9 gennaio «siamo stati accolti dall’incredibile spettacolo offerto del cielo. Quasi non ci credevamo». E per non farsi mancare nulla, per tornare in Italia Alessandro ed Emilio sono passati dalla Lapponia, nonostante l’incubo temperature: «In questo periodo si arriva anche a -40, ma siamo stati fortunati. E’ sempre nevicato e il termometro non è mai sceso sotto i -21».  

 

E dopo le lacrime sotto l’aurora, di intenso c’è stato anche «l’abbraccio che ci siamo dati in autostrada, vicino a Varsavia, dove alla moto di Emilio è scoppiata una gomma. Una grande paura, che ci ha fatto apprezzare ancora di più tutte le fortune che abbiamo avuto». 

 

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