La polizia israeliana: Netanyahu deve essere incriminato per corruzione

Il premier è coinvolto in due inchieste, ma si difende e respinge le ipotesi di dimissioni: «Continuerò a guidare la nazione»
AFP

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu


Pubblicato il 13/02/2018
Ultima modifica il 14/02/2018 alle ore 11:05
inviato a beirut

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu va verso l’incriminazione per corruzione. La polizia ha deciso, dopo una lunga inchiesta e una serie di rinvii, di raccomandare la sua incriminazione per due delle inchieste nelle quali è coinvolto. La prima riguarda le accuse di aver ricevuto regali da uomini d’affari in cambio di favori nella sua azione di governo. La seconda riguarda un accordo segreto che avrebbe raggiunto con il quotidiano Yedioth Ahronoth, il secondo per diffusione nel Paese, perché riportasse un’immagine positiva del premier in cambio di pressioni sul principale concorrente, Israel Hayoum. 

 

Il discorso in tv  

Il premier si è difeso ieri sera in tv, ha detto che «continuerà a guidare la nazione» 

perché è «innocente» e «ho dedicato tutta la mia vita ad Israele». Ha ribadito che le accuse a suo carico sono «senza fondamento», insinuato che gli investigatori siano prevenuti. Ma l’assedio, dopo anni di indagini su tre filoni, è arrivato all’assalto finale, con la raccomandazione di incriminarlo ufficializzata dalla polizia ai giudici. E ora la sua posizione vacilla. 

 

 

Le inchieste  

Il premier israeliano è accusato di aver «agito contro il pubblico interesse» e aver intascato un milione di shekel, 230 mila euro, in regali. I casi di corruzione sono due, identificati dai codici 1000 e 2000. Il primo riguarda i favori fatti a due miliardari, il produttore di Hollywood Arnon Milchan, nato in Israele, e il tycoon australiano James Packer. Arnon Milchan ha prodotto film come«Pretty woman» e «C’era una volta in America». Non aveva un visto di residenza stabile negli Usa e per aiutarlo, secondo l’accusa, Netanyahu è intervenuto con l’allora Segretario di Stato americano John Kerry. E lo stesso avrebbe fatto per Packer. 

 

Champagne e sigari  

Come ricompensa Milchan e Packer hanno inondato per anni la casa dei Netanyahu di cassette di vini, champagne rosé e di scatole di sigari pregiati, gioielli per la moglie Sara. I Netanyahu non hanno mai negato di aver ricevuto regali dagli «amici» ma respinto le accuse che fossero tangenti. Le difese hanno cominciato a scricchiolare quanto, nel settembre scorso, Sara è stata incriminata per frode dal procuratore generale di Israele Avichai Mandelblit ed è emerso che chiedeva alla segretaria di Milchan di far consegnare gli omaggi in scatole sigillate per celare il contenuto. 

 

Media manipolati  

Il caso 2000 riguarda invece un presunto accordo con il quotidiano Yedioth Ahronoth, il secondo per diffusione nel Paese, perché riportasse un’immagine positiva del premier in cambio di un aiuto contro il principale concorrente, Israel Hayoum. In una registrazione Netanyahu dice all’editore di Yedioth Ahronoth, Arnon Mozes, che avrebbe convinto il proprietario della testata rivale, Sheldon Adelson, a limitare la tiratura, in modo da favorirlo. 

 

Il commissario  

Il premier ha cercato in tutti i modi di frenare le inchieste. Il commissario di polizia Roni Alsheich ha denunciato pressioni da parte di «persone molto potenti». Dalla richiesta di incriminazione resta fuori però il terzo caso, il 3000, legato alla vendita di sottomarini tedeschi Dolphins a Israele. L’anno scorso la polizia ha arrestato l’ex capo dello staff di Netanyahu, David Sharan. Il sospetto è di tangenti, ma finora non sono emerse prove sufficienti contro il premier. 

 

 

 

 

 

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