Nba, Golden State, l’autogestione attira le critiche. Kerr: “Noi sfidiamo la monotonia”

L’allenatore Steve Kerr


Pubblicato il 14/02/2018
Ultima modifica il 14/02/2018 alle ore 09:45

Spesso, la routine è il nemico di chi vince: è quanto Steve Kerr ha pensato per i propri Golden State Warriors, e per questo motivo lunedì notte, nel match vinto di 46 punti (129-83) contro Phoenix, il tecnico dei campioni NBA ha deciso di cambiare il canovaccio. Tuttavia l’idea, durante alcuni timeout, di mettere la lavagnetta degli schemi nelle mani prima di Andre Iguodala, poi di David West e infine di Draymond Green ha attirato parecchie critiche. E di fronte alle critiche, per aver lasciato i vari Steph Curry, Kevin Durant e Klay Thompson discutere strategie e schemi da adottare, in una sorta di autogestione, Kerr ha perso il consueto aplomb.  

 

Le accuse  

Secondo i detrattori, i Warriors hanno compiuto un gesto irrispettoso, approfittando del match contro una squadra derelitta come Phoenix, ultima ad Ovest accanto a Dallas. “Ma se continuiamo a perdere le partite di 40 punti, è ovvio che nessuno ci rispetterà” ha ammesso Jared Dudley, veterano dei Suns. Il cui coach, Jay Triano, ha invece scherzato: “Ho visto che, in uscita dai timeout, i Warriors hanno eseguito meglio i loro giochi. Scherzi a parte, non ho problemi con quanto Steve ha fatto”.  

La visione di Kerr, che a Phoenix fu giocatore e poi general manager, è stata ovviamente differente: “Ho affidato ai veterani il compito di dirigere i timeout, perché questa squadra è dei giocatori, non è mia, non è nemmeno del proprietario Joe Lacob, anche se a Joe non lo dirò mai...” aveva detto il tecnico dopo la partita.  

 

Giocatori indipendenti  

Di fronte alle critiche di ieri, Kerr ha risposto: “Questa vicenda mi ha fatto ricordare che viviamo in un Mondo malato, in cui ogni cosa viene giudicata” ha detto ad una radio di San Francisco. “Ognuno ha la sua opinione ma in questo Mondo ogni occasione è buona per creare una polemica. La nostra è una squadra esperta, ho lasciato l’iniziativa ai giocatori nei timeout perché volevo che discutessero tra loro le strategie, non credo si sia trattato della fine del Mondo. Credo si sia trattato di un buon esperimento, penso che lo rifaremo, perché una stagione NBA è lunga, ci sono innumerevoli partite, e il rischio di farsi colpire dalla monotonia è pesante. Quindi, credo che una variazione sul tema sia giusta, ogni tanto”.  

Tra le voci a favore del tecnico dei Warriors c’è stata anche quella del principale rivale, Tyronn Lue, il coach dei Cleveland Cavs spesso accusato di dipendere dalla volontà di LeBron James. “Io non darei la lavagnetta in mano ai miei giocatori: la gente dice che LeBron è il coach di Cleveland, se ripetessi la scelta di Kerr, LeBron allenerebbe per davvero la squadra!”.  

 

Risultati della notte:  

Toronto-Miami 115-112, Oklahoma City-Cleveland 112-120, Milwaukee-Atlanta 97-92, Minnesota-Houston 108-126, Dallas-Sacramento 109-114, Denver-San Antonio 117-109 

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